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Le etichette degli alimenti commerciali: cosa ci possono dire e cosa no.


mercoledì 27 giugno 2018


Le etichette degli alimenti commerciali: cosa ci possono dire e cosa no

Le informazioni racchiuse nelle etichette degli alimenti industriali permettono di capire le qualità nutrizionali del prodotto: ecco come leggerle nel modo corretto.

La Comunione europea impone l'obbligo di riportare sulle etichette degli alimenti industriali alcune informazioni fondamentali, come la denominazione del prodotto, la specie e la categoria a cui è destinato, la classe a cui appartiene (alimento completo o complementare), l'elenco degli ingredienti, il contenuto in percentuale dei principali nutrienti e l'eventuale presenza di additivi ma, è importante ricordare, che l'etichetta è anche uno strumento promozionale per attirare i proprietari. Quindi queste possono contenere informazioni non regolamentate (come i termini "olistico", "premium", "human grade), che hanno, esclusivamente, lo scopo di indurre il proprietario all'acquisto del prodotto e non quello di fornire informazioni utili per la valutazione qualitativa dell'alimento.

Cerchiamo di analizzare i dettagli di un'etichetta per capire quali informazioni utili può fornirci.

SPECIE E CATEGORIA DI DESTINAZIONE: è la prima informazione che un proprietario deve controllare al momento di somministrare il prodotto al suo cane o al suo gatto, poiché le esigenze nutrizionali di un animale cambiano a seconda della specie e dell'età. Risulta quindi evidente l'importanza di scegliere un alimento destinato alla specie e alla categoria a cui appartiene il nostro animale.

TIPOLOGIA DELL'ALIMENTO: gli alimenti posso essere classificati come completi, complementari o dietetici:

COMPLETI: alimenti che, per la loro composizione, sono in grado di soddisfare tutti i fabbisogni nutritivi dell'animale a cui sono destinati e sono sufficienti per una razione giornaliera, anche se utilizzati come unico alimento.

COMPLEMENTARI: alimenti che, non contenendo tutti i principi nutritivi necessari, possono costituire solo una parte dell'alimentazione giornaliera di un animale e devono sempre essere utilizzati associati ad altri alimenti completi.

DIETETICI: alimenti destinati a particolari fini nutrizionali, ossia dedicati ad animali affetti da una determinata patologia in cui si necessita un'alimentazione specifica (ad esempio come il diabete o l'insufficienza renale).

INGREDIENTI: gli ingredienti possono essere dichiarati per categoria (ad esempio carni e derivati, cereali) oppure indicati singolarmente. In entrambi i casi la normativa prevede che vengano riportati in ordine decrescente di peso prima della cottura, ossia quello al primo posto è quello presente in maggior quantità. La dichiarazione dei singoli ingredienti, a differenza di quella per categorie, ha il vantaggio di rendere più semplice la valutazione dell'alimento, poiché, conoscendo il valore nutritivo dei singoli ingredienti, è più facile capire se un alimento è dotato di elevata digeribilità, di un elevato valore biologico e se è adatto all'animale a cui viene somministrato. Inoltre, permette di sapere esattamente cosa è contenuto all'interno dell'alimento.  Ciò non significa, però, che un mangime dove gli ingredienti vengano indicati singolarmente sia migliore di uno dove l'indicazione si presente per categorie. Anzi, alcune aziende mangimistiche preferiscono utilizzare l'indicazione con i singoli alimenti per far risultare al primo posto la fonte proteica invece di quella glucidica, ma se poi si vanno a sommare le percentuali di tutti i carboidrati, ci si rende conto che quegli alimenti sono molto più ricchi in carboidrati che non in proteine. Questo perché, generalmente, i proprietari tendono a considerare un alimento ricco di proteine come un alimento più "sano" per il loro animale, e quindi un prodotto da acquistare.

I proprietari spesso si allarmano leggendo tra gli ingredienti la denominazione "sottoprodotti": pensano, erroneamente, che questi possano danneggiare la salute del loro cane o gatto. Tuttavia, è possibile tranquillizzarli spiegandogli che le linee guida WSAVA sottolineano come "sottoprodotto" sia semplicemente il termine per indicare un ingrediente prodotto in parallelo con un altro e che ciò non riflette assolutamente la sua qualità nutrizionale. Ad esempio, i sottoprodotti di origine animale, che si tratti di una singola specie come pollo o manzo, o una combinazione di animali come il pollame (pollo, tacchino e anatra) o carne (manzo, maiale, agnello e capra), sono le parti commestibili dell'animale diverse dalla carne muscolare, la quale carne è il prodotto principale dell'industria alimentare. Ciò include parti come fegato e reni, che sono estremamente nutrienti, ma non comunemente consumati in alcune culture umane.

COMPOSIZIONE ANALITICA: La normativa prevede l'obbligo di indicare sulle etichette le percentuali di proteine, grassi, fibra, ceneri e umidità (obbligatoria solo se minore del 5% o maggiore del 14%).  Nelle etichette degli alimenti industriali secchi spesso la percentuale di umidità è assente, perché aggirandosi intorno all'8-10% non rientra tra le percentuali che ne rendono obbligatoria l'indicazione in etichetta. Un altro dato che manca nelle etichette è la percentuale di carboidrati presenti. Essa, però, si può facilmente dedurre con la seguente equazione:

% carboidrati = 100 - % proteine - % grassi - % fibra - % ceneri - % umidità.

Spesso i proprietari e, alcuni veterinari, si soffermano solo sulla percentuale di proteine per emettere un giudizio sul prodotto, senza rendersi conto che ciò che può inficiare sulla qualità di un alimento, non è tanto la quantità delle proteine presenti, ma eventualmente il loro valoro biologico. Se, ad esempio, un alimento contiene molte proteine, ma queste derivano per la maggior parte da fonti vegetali, nel complesso l'alimento avrà un valore biologico minore rispetto ad uno contenente meno proteine ma di origine animale.

Inoltre, un errore comune che spesso viene commesso, è di paragonare due alimenti guardandone semplicemente la composizione analitica.

La composizione analitica che ritroviamo in etichetta si riferisce generalmente all'alimento tal quale e quindi comprensivo anche dell'acqua. Questo significa che, mettere a paragone due alimenti differenti, ad esempio per capire quale contiene più proteine, semplicemente guardando le percentuali riportare in etichetta vuol dire commettere un errore, poiché, se essi hanno un'umidità differente, per poter essere realmente paragonati bisognerebbe valutare le percentuali di nutrienti su S.S (ossia sulla "sostanza nutritiva").  Di seguito un esempio per capire meglio.

Percentuale in etichetta
Alimento umido
Alimento secco

Proteine
14%
25%

Umidità
83%
8%

Contenuto di proteine su 100 gr di S.S
82%
27%



Come è possibile notare, se paragoniamo semplicemente le percentuali presenti in queste due etichette, a prima vista, sembrerebbe che l'alimento secco sia quello più ricco di proteine, mentre, se paragonate sulla sostanza secca ci rendiamo conto che l'alimento umido contiene molte più proteine rispetto all'altro alimento.

Un altro dato che spesso non è presente in etichetta, perché la legislazione non ne prevede l'obbligo, è l'energia che l'alimento contiene, ossia le kcal su 100 grammi che quell'alimento apporta. Questo dato risulta utile, non tanto per valutarne la qualità, ma per favorire il calcolo corretto della quantità di alimento da somministrare ad un animale.

Infatti, anche se i consigli sulla quantità da somministrare ad un animale rientrano tra i dati sempre presenti in etichetta, bisogna ricordare che questi dati sono solo indicativi e non tengono in considerazione tutte le variabili che incidono sul reale fabbisogno di un animale. Quindi, anche in questo caso, affidarsi completamente alle indicazioni presenti sulla confezione spesso ci porta a commettere degli errori.

Un proprietario deve perciò sempre riferirsi al veterinario di fiducia per calcolare il fabbisogno energetico del proprio cane o del proprio gatto e, di conseguenza, la corretta quantità di alimento da somministrare.


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