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Le fonti di carboidrati nelle diete casalinghe degli animali domestici.


mercoledì 12 febbraio 2020


Le fonti di carboidrati nelle diete casalinghe degli animali domestici

Quali sono le diverse tipologie di carboidrati che vengono comunemente inserite nelle diete casalinghe di cane e gatto? In questo articolo risponderemo a questa domanda e, in particolar modo, prenderemo in considerazione le fonti di amidi, ossia quella parte di carboidrati complessi digeribili anche dagli animali domestici

Per la classificazione dei carboidrati vi consigliamo di leggere il seguente articolo: https://www.myvetdiet.it/la_nutrizione_veterinaria_secondo_myvetdiet_dettaglio.asp?id=84

Tra le principali famiglie di amilacei utilizzate nelle diete per animali domestici rientrano sicuramente i cereali. A questa categoria appartengono il riso, il grano (di cui è composta la maggior parte della pasta presente sul mercato) il mais (la cui farina viene generalmente utilizzata per preparare la polenta), l'avena, l'orzo, la segale, il farro, il kamut, il sorgo e il miglio. Essi, a seconda della lavorazione che hanno subito, possono essere raffinati oppure integrali. Questi ultimi, non essendo stati privati della crusca e del germe, sono caratterizzati da una maggior quantità di fibra, di minerali e di vitamine, una minor digeribilità (poiché l'amido presente nella parte centrale del chicco è maggiormente protetto e più difficile da attaccare da parte delle amilasi pancreatiche) e un minor indice glicemico rispetto allo stesso cereale raffinato. Se non cucinati in modo corretto è molto comune che i proprietari che usano cereali integrali ritrovino questi ultimi interi nelle feci. Ultimamente un'altra categoria che viene utilizzata spesso nelle diete è quella che viene definita "pseudocereali", ossia i cereali che non fanno parte della famiglia delle graminacee e che, a differenza di molti cereali, non contengono glutine. In questo gruppo rientrano l'amaranto, la quinoa e il grano saraceno. Tuttavia, è importante sottolineare che anche il riso, il mais, il sorgo e il miglio, nonostante rientrino nella categoria dei cereali, sono privi di glutine.

Un'altra famiglia di amidacei spesso presente nei piani nutrizionali preparati per gli animali domestici sono i tuberi. Tra questi la patata è sicuramente il tubero maggiormente utilizzato, ma anche la tapioca (amido derivato dal tubero della manioca) può essere una fonte di carboidrati valida da utilizzare, soprattutto nelle diete ad esclusione, visto che difficilmente un animale l'ha assunta in precedenza.

Infine, anche le leguminacee rientrano tra gli alimenti contenenti amido che possono essere utilizzati come fonte di carboidrati complessi digeribili, tuttavia, rispetto alle altre famiglie risultano meno digeribili, sia per il loro maggior contenuto in amilosio, sia per il loro maggior contenuto in fibre. Piselli, lenticchie, fagioli e ceci rientrano in questa categoria. Anche negli alimenti PetFood il loro utilizzo è aumentato notevolmente negli ultimi anni a causa dell'aumento esponenziale dei prodotti definiti "grain free" in cui l'amido utilizzato deriva, appunto, principalmente dalle leguminose invece che dai cereali.

La scelta della fonte da utilizzare non deve, però, essere casuale ma, deve basarsi su un'attenta anamnesi alimentare, sull'eventuale presenza di patologie, sulla digeribilità dell'alimento e, in alcuni casi, anche sul suo indice glicemico.

La digeribilità di un amido è correlata alla quantità in esso contenuta di amilosio e amilopectina, le due componenti principali dei granuli di amido. L'amilosio è costituito da molecole di glucosio disposte in una forma lineare mentre nell'amilopectina le molecole vanno a costituire delle catene ramificate che, presentando più estremità rispetto a una catena lineare di amilosio, possono essere attaccate più facilmente da parte dell'amilasi. Di conseguenza l'amilopectina risulta più digeribile rispetto all'amilosio e i carboidrati che ne contengono una maggior quantità risulteranno, a loro volta, più facilmente digeribili rispetto a quelli ricchi di amilosio.

In uno studio condotto su 36 cani è stata paragonata la digeribilità e la risposta glicemica di 6 diverse fonti di amido: farina di manioca, riso, mais, sorgo, piselli e lenticchie. Tutte e sei le fonti hanno dimostrato una digeribilità molto elevata (superiore al 98%), ma le diete contenenti riso e manioca sono risultate maggiormente digeribili, seguite poi dal mais e dal sorgo, mentre piselli e lenticchie hanno evidenziato la digeribilità più bassa. Le variazioni nella digeribilità possono essere spiegate, sia dalla differenza nella struttura dei granuli di amido tra le fonti (differente contenuto in amilopectina e amilosio), sia dal maggior contenuto in fibra totale di piselli e lenticchie (rispettivamente 11,1 gr e 14,13 gr su 100 grammi di sostanza secca a differenza, ad esempio, del riso che ne conteneva solo 1,64 gr e del sorgo con 6,9 gr.). Infine, questo studio ha paragonato la risposta glicemica post-prandiale delle diverse diete evidenziando che le diete a base di piselli, lenticchie e sorgo inducevano una minor risposta dell'insulina e una minor fluttuazione dei valori ematici di glucosio rispetto a quelli contenenti mais, riso e farina di manioca. Questo fa pensare che l'utilizzo dei legumi possa essere utile in quelle patologie come il diabete in cui si vuole evitare un picco glicemico post-prandiale.

Uno studio simile è stato poi condotto anche sui gatti, utilizzando sempre le stesse fonti di amido dello studio sul cane. I risultati hanno evidenziato un'elevata digeribilità (> 93%) di tutte le diete, sempre maggiore nel riso, nella farina di manioca e nel mais rispetto ai piselli e alle lenticchie. Ma, a differenza del cane, il sorgo è risultata la fonte di amido meno digeribile. Questo ha ulteriormente dimostrato che anche il gatto è in grado di digerire l'amido quando somministrato in una quantità limitata. Invece, i dati suggeriscono che i differenti tipi di amido hanno minor effetti sulla risposta post-prandiale al glucosio e sull'insulina rispetto a quelle indotte nel cane e nell'uomo. Ciò può essere spiegato dalle peculiarità metaboliche dei felini, che possono rallentare e prolungare la digestione e l'assorbimento dell'amido, ritardando i suoi effetti a livello ematico.

Se si decide di utilizzare come fonte di amido il riso bisogna tenere in considerazione anche le differenze tra le diverse varietà di riso. Ogni varietà presenta un contenuto diverso in amilosio e di conseguenza una differente digeribilità e un indice glicemico diverso. Le varietà Roma e Arborio vengono classificate tra quelle a basso contenuto di amilosio, mentre il Carnaroli tra quelle a contenuto medio. Tra le varietà disponibili sul mercato il riso Basmati è tra quelli con il maggior contenuto in amilosio (22 % circa), rendendolo ideale al consumo quando si vuole scegliere un riso con indice glicemico più basso.

In generale è invece sconsigliabile l'utilizzo del riso parboiled poiché il trattamento che subisce provoca un aumento del contenuto di "amidi resistenti ", ossia quegli amidi che resistendo all'attacco da parte dell'amilasi non vengono digeriti, rischiando un'eccessiva fermentazione di questi a livello intestinale.

Se si decide invece di utilizzare le patate bisogna tenere in considerazione che esse, rispetto alla maggior parte dei cereali raffinati, contengono un maggior quantitativo di potassio e di fibra. Inoltre, esse contengono una ridotta quantità di amilosio ed un'elevata quantità di amilopectina, facendole rientrare tra gli alimenti ad elevata digeribilità e ad elevato indice glicemico.

È importante sottolineare, però, che la quasi totalità degli studi sugli indici glicemici (risposta del glucosio ematico a 50g di carboidrati) sono stati effettuati in medicina umana, che i valori reperibili si riferiscono appunto all'uomo e che, ad oggi, nessuno studio di medicina veterinaria sembra mettere in correlazione l'utilizzo di alimenti ad elevato indice glicemico con lo sviluppo di patologie come il diabete. Di conseguenza, ad oggi, non ha senso basare la scelta del carboidrato da somministrare ad un animale prevalentemente o esclusivamente sul suo indice glicemico.

Anche se può sembrare scontato, è bene ricordare che la cottura aumenta la digeribilità di tutti gli amidi, in particolare della fecola di patate. L'amido crudo risulta pressoché indigeribile (con una digeribilità inferiore al 40%), infatti, esso si trova in una struttura dura e cristallina, praticamente inattaccabile da parte degli enzimi digestivi. La cottura (ad esempio come la bollitura o il vapore) permette la penetrazione dell'acqua nell'alimento e la gelatinizzazione dell'amido, ossia la rottura della struttura cristallina e l'apertura dei granuli di amido, rendendolo così attaccabile da parte dell'amilasi e permettendone la digestione. La cottura non deve essere al dente, ma neanche eccessivamente prolungata, lasciando il carboidrato qualche minuto in più rispetto al tempo consigliato per l'uomo e, in caso di riso e di pasta, evitando di sciacquarlo sotto l'acqua fredda per evitare la retrogradazione dell'amido in esso contenuto che ne ridurrebbe nuovamente la digeribilità.

Infine, è giusto ricordare che i carboidrati possono essere forniti ad un animale anche attraverso alimenti non contenenti amido, ma zuccheri semplici come la frutta e alcune verdure. Entrambe queste categorie di alimenti apportano anche carboidrati complessi, ma, a differenza degli amidi, non vengono digeriti e svolgono un'importante funzione nella regolazione del transito intestinale: le fibre.

Altra importante fonte di carboidrati semplici che può essere utilizzata negli animali domestici, con cognizione di causa e con moderazione, è il miele. Infatti, esso è naturalmente ricco anche di molti altri nutrienti e sostanze con azione benefica sull'organismo.

Concludiamo cercando di dare una risposta ad una domanda comunemente fatta dai proprietari al loro veterinario: ma i carboidrati sono essenziali nella dieta del mio cane? La risposta è in generale no: infatti, FEDIAF non indica dosaggi minimi da somministrare né per il cane, né per il gatto. Tuttavia, i carboidrati, essendo un'ottima fonte di energia (e di glucosio) per il corpo, se usati nella giusta quantità, possono essere utili per evitare l'uso delle proteine come fonte in energia, in particolar modo in alcune fasi della vita, come l'accrescimento, la riproduzione e la lattazione, dove la richiesta di energia e di glucosio da parte del corpo risulta aumentata.

E nel gatto? Questa specie rientra tra i carnivori stretti, e come tale ha una quantità di amilasi ridotta e non trae vantaggi dalla somministrazione di carboidrati. Tuttavia, come dimostrato da diversi studi, è in grado di digerire l'amido se gli viene fornito in quantità ridotta.

Ricordiamo invece che, se quando parliamo di carboidrati ci riferiamo anche alle fibre, nonostante non rientrano tra i nutrienti essenziali, esse rivestono una funzione importante nell'alimentazione del cane e del gatto per il loro ruolo nella regolazione del transito gastroenterico.

BIBLIOGRAFIA:
- A. C. Carciofi, F. S. Takakura, L. D. de-Oliveira , E. Teshima , J. T. Jeremias , M. A. Brunetto and F. Prada. Effects of six carbohydrate sources on dog diet digestibility and post-prandial glucose and insulin response. Journal of Animal Physiology and Animal Nutrition, 2008. 92(3): p. 326-336.
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- Cormegna M. e Simonelli C. Amilosio nel riso secondo la norma UNI EN ISO 6647
- L. D. de-Oliveira, A. C. Carciofi, M. C. C. Oliveira, R. S. Vasconcellos, R. S. Bazolli, G. T. Effects of six carbohydrate sources on diet digestibility and postprandial glucose and insulin responses in cats. Journal of animal science 2008, 86:2237-2246.
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