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Alimentazione, Nutrienti, Patologie, Terapia dietetica

Le caratteristiche nutrizionali degli alimenti per la nutrizione enterale.


mercoledì 12 maggio 2021


Le caratteristiche nutrizionali degli alimenti per la nutrizione enterale

In commercio esistono numerosi alimenti commerciali completi, formulati appositamente per essere utilizzati in animali ospedalizzati o che necessitano di nutrizione enterale. Alcuni completamente liquidi e pronti per la somministrazione altri, invece, in forma umida che andrebbero poi diluiti con acqua per poter essere immessi nei sondini

Questi alimenti non presentano tutti le stesse caratteristiche nutrizionali e la stessa densità energetica e il veterinario dovrebbe scegliere, tra essi, quello che si adatta meglio al paziente e alla patologia che lo ha portato all'anoressia.

Il nutrizionista può anche decidere di preparare un piano nutrizionale casalingo ad hoc per il paziente. Il pasto deve poi essere frullato con l'aggiunta di acqua al fine di renderlo liquido o semi-liquido.

In linea generale l'alimento per la nutrizione enterale dovrebbe avere un elevata densità energetica, un'elevatissima digeribilità, un elevato tenore di proteine e di grassi (se l'animale è in grado di tollerarli) nonché un ridotto tenore di fibra e carboidrati.

L'apporto proteico è essenziale per preservare la massa muscolare del soggetto, evitare il catabolismo di proteine endogene e assicurare un corretto apporto di amminoacidi essenziali. La quantità somministrata dovrebbe essere tale da far sì che la quota proteica copra il 30-40% delle kcal somministrate. Una restrizione proteica dovrebbe essere riservata solo a quegli animali affetti da encefalopatia epatica o da patologia renale in stato avanzato. È anche importante controllare quali amminoacidi vengono apportati con la dieta. La glutammina, per esempio, diventa un amminoacido condizionatamente essenziale nei pazienti critici. Essa rappresenta il principale carrier del nitrogeno dal muscolo scheletrico, fornisce energia alle cellule immunitarie e agli enterociti, ed è il precursore del glutatione.

Nel gatto è, ovviamente, fondamentale essere sicuri che l'alimentazione apporti un adeguata concentrazione di taurina, amminoacido essenziale in questa specie.

Inoltre, durante la fase di ripresa, l'animale dovrebbe ricevere un adeguato apporto di amminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina e valina) poiché essi contribuiscono all'anabolismo muscolare.

I grassi sono fondamentali per aumentare la densità energetica dell'alimento e, di conseguenza, per ridurre il volume di cibo da somministrare all'animale. Essi dovrebbero apportare circa il 40-50% delle kcal dell'intera razione. Sia che si prepari il piano nutrizionale con alimenti casalinghi, sia che si opti per un alimento commerciale, è importante valutare quale tipo di acidi grassi somministrare al paziente. A seconda della patologia in atto si può prediligere l'uso di acidi grassi a media catena o aumentare la quota di omega 3 da somministrare per la loro azione antinfiammatoria, ricordandosi sempre di controllare che l'apporto di acido linoleico soddisfi almeno i fabbisogni minimi indicati da FEDIAF e che, nel caso dei gatti, ci sia un apporto adeguato anche di acido arachidonico, essenziale in questa specie. Tuttavia, essendo l'acido arachidonico un precursore di eicosanoidi infiammatori, nei pazienti critici bisogna evitarne un'eccessiva assunzione.

Inoltre, anche in questo caso, bisogna considerare la patologia da cui è affetto l'animale: in patologie come la pancreatite, la linfangectasia o malattie caratterizzata da un malassorbimento dei grassi, una dieta ricca di lipidi è controindicata. In questo caso potrebbe essere necessario cercare un alimento commerciale low-fat oppure preparare un piano nutrizionale casalingo su misura.

I carboidrati vengono generalmente limitati, sia per ridurre i rischi della "sindrome da rialimentazione" in soggetti che sono stati anoressici per periodo prolungati, sia perché nella maggior parte delle patologie, che portano l'animale in condizioni critiche, il paziente presenta un insulino-resistenza e un distress respiratorio che verrebbero peggiorati con l'assunzione di carboidrati. Essi non dovrebbero apportare più del 20 per cento dell'energia totale della dieta. Inoltre, andrebbero utilizzati carboidrati altamente digeribili come le maltodestrine.

L'utilizzo di fibre alimentari nella dieta di un paziente critico induce una diminuzione della densità energetica dell'alimento e un aumento del volume di cibo da somministrare. Il loro apporto dovrebbe essere limitato, prediligendo l'utilizzo di fibre solubili con azione prebiotica, soprattutto in soggetti con patologie severe di tipo gastroenterico.

Le fibre prebiotiche dovrebbero essere utilizzate allo scopo di supportare la microflora sana del colon, aumentare la sintesi di acidi grassi a catena corta, favorire l'assorbimento di acqua e sodio nell'intestino crasso e migliorare lo stato immunologico e la funzione di barriera della mucosa intestinale.

Qui di seguito riportiamo uno schema tratto dal libro "Small animal clinical nutrition" in cui vengono riassunti i fattori nutrizionali chiave che dovrebbero avere, in linea generale, le diete per pazienti che necessitano di una nutrizione enterale

 
CANE
GATTO

OSMOLARITÀ
250-400 mOsm/litro
250-400 mOsm/litro

DENSITÀ ENERGETICA
Minimo 1 kcal/ml
Minimo 1 kcal/ml

PROTEINE
5-12 grammi/100 kcal
7,5-12 grammi/100 kcal

GRASSI
5-7,5 grammi/100 kcal
5-7,5 grammi/100 kcal

CARBOIDRATI DIGERIBILI
2-4 grammi/100 kcal
2-4 grammi/100 kcal

ARGININA
>146 mg/100 kcal
>250 mg/100 Kcal

GLUTAMMINA
>500 mg/100 kcal
>500 mg/100 kcal



Come già accennato in precedenza, queste rappresentano solo delle linee guida generali, che andrebbero poi modulate e modificate in base al singolo paziente e alla sua patologia.

Ovviamente, le diete devono essere bilanciate in modo che siano soddisfatti tutti i fabbisogni mineral-vitaminici del paziente.

Se il paziente è un animale in accrescimento, è necessario controllare che l'alimento commerciale scelto sia in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali di un cucciolo e, se così non fosse, valutare se cambiare alimento o se integrarlo adeguatamente.

Anche in soggetti adulti andrebbe valutata la necessità di integrare ulteriormente minerali e vitamine a seconda della patologia in atto. Se il paziente ha una storia di vomito e diarrea, per esempio, potrebbe essere necessario fortificare la dieta con elettroliti e vitamine del gruppo B per compensare le perdite.

Tuttavia, esistono dei casi dove il paziente necessita di una restrizione di alcuni minerali invece che di un'integrazione. Un esempio comune è l'animale affetto da patologia renale cronica che richiede una dieta a basso contenuto di fosforo, sodio e cloro. Recentemente sono state immesse in commercio delle diete liquide da utilizzare tramite sondino studiate appositamente per alcune patologie che necessitano di una dieta specifica.

Infine, un nutriente che spesso viene sottovalutato, o non adeguatamente calcolato, ma che è fondamentale, soprattutto in un paziente critico e anoressico, è l'acqua.

Il fabbisogno di liquidi viene generalmente stimato come 60 ml al giorno per ogni chilo di peso vivo dell'animale.

Per ogni paziente andrebbe perciò calcolato il suo fabbisogno idrico e controllato se, attraverso l'alimentazione, stia assumendo abbastanza acqua o se abbia necessità di ricevere liquidi anche per via endovenosa o sottocutanea.

Controllando l'umidità della dieta che assume l'animale, e conoscendone la quantità, si può calcolare esattamente la quantità di acqua che assume.

Se l'alimento viene diluito con acqua, questa andrebbe sommata a quella che contiene già l'alimento per sapere esattamente quanta acqua viene somministrata con la dieta.

A questa va poi aggiunta l'acqua che si utilizza per lavare i sondini ogni volta che si fa assumere un pasto all'animale per sapere il totale di liquidi che l'animale assume attraverso la nutrizione enterale.

Sottraendo questo dato al fabbisogno idrico del singolo paziente si può facilmente capire se l'animale assume abbastanza liquidi. Se così non fosse, la differenza tra quei due valori rappresenta la quantità di fluidi giornalieri che l'animale dovrebbe ulteriormente assumere o tramite sondino tra un pasto e l'altro o tramite infusione.

BIBLIOGRAFIA:
- Daniel L. Chan. Nutritional management of hospitalized small animals, 2015
- Delaney SJ & Fascetti AJ. Applied Veterinary Clinical Nutrition.  (ed.  Fascetti AJ and Delaney SJ. ). 2012. Chapter 207 Enteral Nutrition and Tube Feeding.
- MS Hand, CD Thatcher, RL Remillard, P Roudebush & BJ Novotny. Small Animal Clinical  Nutrition 5th edition. ed.   2010, chapter 25
- Pibot P, Biourge V, Elliott D, Enciclopedia della nutrizione clinica del cane , 2008.


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