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Epatite cronica e rigenerazione epatica: un'alimentazione corretta può venirci in aiuto.


mercoledì 17 giugno 2020


Epatite cronica e rigenerazione epatica: un'alimentazione corretta può venirci in aiuto

L'epatite cronica comprende un gruppo diversificato di disordini caratterizzati da un processo infiammatorio del parenchima epatico presente da almeno 4-6 mesi. A livello epatico si riscontra necrosi e apoptosi cellulare, associati ad infiltrazione infiammatoria di tipo misto (spesso con prevalenza di linfociti e plasmacellule). Con l'aggravarsi del danno epatico si possono sviluppare fibrosi (sostituzione del parenchima con tessuto fibroso) e in seguito cirrosi

Spesso risulta difficile determinarne l'eziologia, ma tra le cause più comuni vanno ricordati un anormale accumulo di rame nel fegato, un danno epatico indotto da farmaci (sulfadiazine, fenobarbital, amiodarone, carprofen), da tossine o agenti infettivi (leptospirosi).

I segni clinici sono molto variabili a seconda della gravità del danno epatico e spesso negli stadi iniziali l'animale può essere completamente asintomatico, rendendone difficile una diagnosi precoce. Nei casi più gravi, invece, si possono manifestare anoressia, vomito, diarrea, perdita di peso, poliuria, polidipsia, ascite e più raramente segni neurologici da encefalopatia epatica.

La diagnosi definitiva richiede un esame istologico del tessuto epatico, tuttavia gli esami di laboratorio possono fornire utili indicazioni sulla presenza di un danno epatocellulare. Generalmente le prime alterazioni riscontrate sono un aumento dei valori di ALT e AST. A queste possono associarsi un'ipoalbuminemia e/o un'ipocolesterolemia, che generalmente compaiono quando l'insufficienza epatica diventa irreversibile.

L'esame emocromocitometrico risulta poco utile e spesso non presenta alterazioni. Le alterazioni, quando presenti, comprendono anemia normocromica, normocitica non rigenerativa, leucocitosi e trombocitopenia.

Il fegato svolge numerose funzioni fondamentali nell'organismo tra cui funzioni digestive, di detossificazione, di sintesi, di escrezione, cataboliche e di accumulo (di vitamine e minerali). Inoltre, esso è coinvolto nel metabolismo proteico, lipidico, dei carboidrati e delle vitamine e ha il grande vantaggio di essere in grado di rigenerarsi.

I principali obiettivi della gestione nutrizionale di un paziente con epatite cronica devono essere quello di ridurre l'infiammazione, preservare la funzionalità epatica e stimolare la rigenerazione cercando, quando ancora possibile, di evitare che il danno epatico diventi irreversibile (cirrosi epatica).

Inoltre, un'alimentazione corretta permette di somministrare una quantità adeguata di principi nutritivi, di correggere eventuali squilibri nutrizionali, di far mantenere una buona condizione corporea all'animale e contrastare l'insorgenza di una sintomatologia clinica grave.

Il punto di partenza, come sempre, deve essere il calcolo del fabbisogno energetico dell'animale, che deve basarsi su un'attenta valutazione del soggetto e del suo body condition score poiché, a seconda del soggetto e dello stadio della malattia, il veterinario può trovarsi davanti a situazioni completamente differenti: da un animale sovrappeso ad un soggetto defedato. Lo scopo deve essere quello di riportare l'animale alla sua condizione corporea ideale che, in alcuni casi, può significare una limitazione delle kcal da far assumere mentre in altri dover aumentare il fabbisogno energetico rispetto a quello di mantenimento.

Nei soggetti che presentano disoressia o anoressia è consigliabile offrire pasti molto appetibili, piccoli ma frequenti (3-6 volte al giorno) e serviti a temperatura ambiente.

PROTEINE e AMMINOACIDI
Le proteine sono fondamentali per la rigenerazione epatica e una loro restrizione andrebbe riservata solo ai soggetti che presentano segni di encefalopatia epatica.

Un errore frequente è l'utilizzo di alimenti commerciali "epatici" caratterizzati da un ridotto tenore di proteine in soggetti affetti da epatite croniche senza sintomi neurologici o che non si trovano ad uno stadio terminale.

Generalmente, in corso di epatopatie croniche, le proteine dovrebbero rappresentare il 17-20% dell'energia metabolizzabile somministrata, essere altamente digeribili e di elevato valore biologico. Alcuni autori indicano come quantitativo minimo almeno 5 grammi di proteine (NON di ALIMENTO utilizzato come fonte proteica) nel cane e 6 grammi nel gatto per chilo di peso metabolico.

La fonte proteica andrebbe scelta, oltre che per il suo elevato valore biologico e la sua digeribilità, anche in base al suo contenuto in rame. Poiché, se da un lato, è vero che in animali affetti da epatite cronica senza un'epatotossicosi da accumulo di rame (valutabile solo attraverso una biopsia epatica) non si ha la necessità di una restrizione vera e propria di questo minerale, dall'altro lato, evitare che l'animale ne assuma un quantitativo particolarmente elevato può comunque essere una buona scelta, soprattutto se il soggetto presenta in concomitanza anche una colestasi.

Tra le fonti proteiche più ricche di rame troviamo l'agnello, l'anatra, il suino, le frattaglie e il salmone, nonché la maggior parte dei legumi.

Inoltre, andrebbe controllato il profilo amminoacidico della fonte proteica, prediligendo gli alimenti ad alto contenuto di amminoacidi a catena ramificata (BCAA come leucina, valina e isoleucina) e a ridotto contenuto di amminoacidi aromatici (AAA come fenilalanina, tirosina e triptofano).

La ragione risiede nell'alterazione del profilo plasmatico degli amminoacidi che si riscontra comunemente nei pazienti epatopatici. Infatti, in questi animali, il rapporto tra BCAA e AAA risulta notevolmente diminuito rispetto a quello che possiede un animale sano ma, ad oggi, non è ancora chiara la ragione per cui avviene questa alterazione. In alcuni casi può essere necessario utilizzare degli integratori di amminoacidi a catena ramificata.

Alcuni nutrizionisti suggeriscono di integrare la dieta con taurina (250 mg-500 mg/die) e arginina (250-500 mg/die).

GRASSI
Una loro restrizione è consigliata solo in animali che presentano anche ostruzione dei dotti biliari o epatopatie obliterative poiché essi stimolano la contrazione della cistifellea. In tutti gli altri soggetti il loro utilizzo è importante per aumentare l'appetibilità del pasto e aumentare la densità calorica della dieta riducendo il volume di cibo da somministrare.

In particolar modo nei pazienti affetti da epatite cronica è consigliata l'integrazione con omega 3 per il loro ruolo antinfiammatorio e la loro capacità di diminuire la produzione di citochine, come il fattore di necrosi tumorale (TNF-α) e l'interleuchina 1 e 6 (IL1, IL6).

FIBRA
La dieta deve contenere sia fibra solubile (come psyllum o inulina), al fine di promuovere la formazione di un ph acido nel colon e diminuire l'assorbimento intestinale di azoto, sia fibra insolubile che contribuisce a regolarizzare il transito gastroenterico e a ridurre il tempo di permanenza delle sostanze nell'intestino, tra cui anche quelle tossiche. Lo psyllum può essere integrato ad un dosaggio di 3-6 grammi ogni 10 kg di peso dell'animale.

MINERALI E VITAMINE
È essenziale che la dieta contenga livelli adeguati di tutti i minerali e le vitamine. In particolar modo essa deve contenere un livello elevato di sostanze ad azione antiossidante poiché, in corso di epatopatie infiammatorie, la carenza di antiossidanti e la riduzione della produzione di quelli endogeni, causa uno stress ossidativo con aumento dei ROS (radicali liberi dell'ossigeno). Il perpetuarsi di questa situazione può portare ad un peggioramento del danno epatico fino a renderlo irreversibile.

Particolare attenzione va posta allo zinco, sia per il suo ruolo centrale nel metabolismo proteico sia per le sue proprietà antiossidanti. La quantità presente nella dieta dovrebbe attestarsi almeno tra i 4 e 15 mg per kg di peso dell'animale.

Altre indicazioni utili sono relative al quantitativo di potassio che dovrebbe essere almeno di 0,8-1% su S.S. e del sodio da mantenere tra lo 0,08% e lo 0,25% su S.S.

Infine, l'integrazione con la vitamina E al dosaggio di 10U.I./kg/die è fortemente consigliata per le sue proprietà antiossidanti.

NUTRACEUTICI
Tra le sostanze maggiormente studiate ritroviamo la Silimarina. Essa viene utilizzata per le sue proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e antifibrotiche nel trattamento delle patologie epatobiliari, in particolare è in grado di apportare benefici in caso di epatotossicità, patologie epatobiliari con colestasi ed epatiti croniche.

Il dosaggio suggerito è di 5-10 mg/kg/die.

Infine, un'altra sostanza comunemente presente negli integratori per animali affetti da epatopatie è l'S-adenosilmetionina per la sua azione antinfiammatoria e antiossidante a livello epatico.

BIBLIOGRAFIA:
- Atti 56° congresso annuale AIVPA "fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo" 2017
- Bray TM, Bettger WJ. The physiological role of zinc as an antioxidant. Free Rad Biol Med 1990;8:28191.
- Delaney SJ & Fascetti AJ. Applied Veterinary Clinical Nutrition. (ed. Fascetti AJ and Delaney SJ. ). 2012 chapter 14: Nutritional Management of Hepatobiliary Diseases
- Pibot P, Biourge V, Elliott D, enciclopedia della nutrizione clinica del cane, 2007, capitolo 4
- Pradhan SC, Girish C. Hepatoprotective herbal drug, silymarin, from experimental pharmacology to clinical medicine. Indian J Med Res 2006;124:491504


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