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Patologie

Gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche: approccio pratico e razionale clinico - Parte 2.


mercoledì 3 giugno 2026


Gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche: approccio pratico e razionale clinico - Parte 2

Nel precedente articolo abbiamo parlato di una review che approfondisce l'approccio di gestione dietetica che si dovrebbe attuare nei cani affetti da enteropatia cronica normoalbuminemica.
All'interno di questa review si approfondisce anche il ruolo dei singoli nutrienti nella gestione delle enteropatie croniche e le possibili diete che si possono utilizzare durante i trial dietetici


Infatti, l'enteropatia responsiva alla dieta non include solo reazioni avverse su base immunologica, ma anche disturbi legati alla tolleranza verso specifici nutrienti o alla digeribilità complessiva della razione.

Qui di seguito approfondiremo questi due argomenti.

Umidità della dieta
L'aumento dell'umidità alimentare potrebbe rappresentare un vantaggio nei pazienti con vomito o diarrea, contribuendo a ridurre il rischio di disidratazione. Gli autori riportano inoltre evidenze secondo cui un maggiore introito idrico potrebbe esercitare un effetto protettivo sul microbiota intestinale.

Tuttavia, viene sottolineato come gli alimenti umidi possano differire notevolmente dai corrispettivi secchi in termini di profilo nutrizionale, rendendo necessaria una valutazione accurata della formulazione.

Digeribilità
Le diete altamente digeribili rappresentano uno dei pilastri della terapia nutrizionale.

L'incremento della digeribilità riduce la quantità di nutrienti indigeriti che raggiungono il colon, limitando disbiosi, fermentazioni anomale e produzione di metaboliti tossici derivati dalla fermentazione batterica degli aminoacidi.

Secondo la review, una dieta altamente digeribile presenta generalmente una digeribilità proteica compresa tra l'85% e l'87% e una digeribilità di grassi e carboidrati superiore al 90%.

Lipidi
La modulazione del contenuto lipidico rappresenta uno degli aspetti più importanti nella gestione nutrizionale delle CE. I grassi aumentano densità energetica, appetibilità e supportano il recupero ponderale nei pazienti sottopeso. Gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, possiedono inoltre proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie.

Tuttavia, nei pazienti con dismotilità, pancreatite, steatorrea o linfangectasia, la riduzione del contenuto lipidico può risultare necessaria.

La review sottolinea come le diete ricche di grassi possano influenzare negativamente permeabilità intestinale, microbiota e risposta immunitaria mucosale.

La scelta del tenore lipidico ideale deve quindi basarsi su valutazione clinica, segni gastrointestinali, condizioni concomitanti e tolleranza individuale.

Proteine
La proteina alimentare svolge un ruolo centrale sia dal punto di vista nutrizionale sia immunologico.

Le proteine possono essere classificate in base alla fonte, alla qualità, alla quantità e alla forma, distinguendo proteine integre, idrolisate ed elementari.

La review sottolinea come nei pazienti con grave malattia del piccolo intestino un eccesso proteico possa risultare controproducente, poiché le proteine non adeguatamente assorbite possono favorire diarrea osmotica, flatulenza e produzione di metaboliti tossici.

Di conseguenza, il quantitativo proteico deve essere adattato individualmente in base ai segni clinici e alla risposta terapeutica.

Carboidrati
I carboidrati richiedono un'adeguata attività enzimatica digestiva luminale e un'integrità dell' orletto a spazzola degli enterociti.

Gli autori riportano come alcuni cani alimentati a lungo con diete molto povere in carboidrati possano sviluppare diarrea quando rapidamente convertiti a diete con elevato contenuto di carboidrati.

Anche la tipologia di amido e il grado di cottura possono influenzare la consistenza fecale e la tolleranza digestiva.

Fibre
La review dedica ampio spazio alla fibra alimentare e al suo ruolo terapeutico nelle enteropatie croniche.

Le fibre vengono classificate in base a solubilità, viscosità e fermentescibilità.

La fermentazione batterica delle fibre determina la produzione di acidi grassi a corta catena, come l'acido butirrico, propionico e acetico, capaci di sostenere la crescita del microbiota commensale, fornire energia ai colonciti, modulare l'infiammazione e migliorare la funzione barriera intestinale.

Le fibre solubili e viscose possono rallentare il transito gastrointestinale e modulare l'assorbimento dei nutrienti.

Lo psyllium, caratterizzato da una ridotta fermentazione, mantiene la propria viscosità lungo il tratto intestinale, fornendo un effetto lassativo per i cani con stitichezza e un effetto di ritenzione idrica e di aumento della massa fecale per quelli con diarrea.

Le fibre insolubili, come la cellulosa, agiscono invece prevalentemente aumentando il volume delle feci.

Gli autori sottolineano tuttavia che l'incremento della fibra deve essere attentamente bilanciato, poiché eccessi, soprattutto della componente solubile, possono indurre sazietà precoce, ridurre la digeribilità e rallentare lo svuotamento gastrico.

Inoltre, un eccesso di fibra solubile può favorire la formazione di gas a livello intestinale.

Il contenuto totale di fibra dietetica della dieta, i tipi di fibre e il rapporto tra fibre solubili e insolubili devono essere adattati alle esigenze del singolo paziente.

Vitamine e minerali
I cani con enteropatia cronica presentano frequentemente deficit di vitamine del gruppo B e vitamina D.

La carenza di cobalamina può aggravare ulteriormente il malassorbimento intestinale e associarsi a letargia, riduzione dell'appetito e perdita di peso.

La review raccomanda il monitoraggio di cobalamina e acido metilmalonico e la correzione delle carenze quando presenti.

Anche la vitamina D riveste un ruolo importante nella regolazione delle tight junction intestinali e nella protezione dell'epitelio enterico.

Nei cani, che dipendono esclusivamente dall'assorbimento intestinale di vitamina D, l'ipovitaminosi D è frequente e correlata alla gravità della malattia.

Per quanto riguarda i minerali, vengono descritti possibili deficit di zinco, ferro, calcio e magnesio.

In particolare, l'ipomagnesemia può compromettere la risposta del paratormone e aggravare l'ipocalcemia.

Principali categorie di diete terapeutiche

Diete gastrointestinali altamente digeribili
Le diete gastrointestinali terapeutiche altamente digeribili costituiscono spesso il primo approccio nutrizionale. Generalmente contengono ingredienti altamente assimilabili, amidi facilmente digeribili e concentrazioni aumentate di sodio e potassio.

Secondo la review, tali formulazioni favoriscono l'assorbimento prossimale dei nutrienti, riducono il passaggio di proteine e lipidi indigeriti nel colon e contribuiscono al ripristino dell'eubiosi intestinale.

Gli studi disponibili dimostrano una significativa riduzione della severità clinica nei cani alimentati con queste diete, sebbene il mantenimento della remissione a lungo termine sembri inferiore rispetto alle diete idrolisate.

Diete gastrointestinali low fat
Le diete low fat mantengono elevata digeribilità ma presentano un contenuto lipidico ridotto, generalmente inferiore a 20-30 g/1000 kcal.

Queste formulazioni risultano particolarmente utili nei pazienti con steatorrea, pancreatite, dismotilità, o sospetta intolleranza ai grassi.

Uno studio citato nella review ha evidenziato una risposta clinica nel 55% dei cani con CE normoalbuminemica trattati con dieta gastrointestinale low fat.

Diete arricchite in fibra
Le diete arricchite in fibra contengono combinazioni di fibre solubili, insolubili e prebiotiche e risultano particolarmente indicate nei pazienti con segni prevalenti di grosso intestino.

In genere, queste diete forniscono circa 45-65 g di fibra dietetica totale per 1000 kcal.

Gli studi riportati mostrano tassi di risposta molto elevati, fino al 96% in alcuni lavori, con miglioramento clinico talvolta osservabile già entro 24 ore.

La review evidenzia inoltre come il mantenimento a lungo termine di queste formulazioni possa essere necessario per prevenire recidive.

Diete idrolisate
Le diete idrolisate rappresentano la categoria terapeutica supportata dalle evidenze più solide.

Le proteine vengono sottoposte a idrolisi enzimatica o chimica per ottenere peptidi sufficientemente piccoli da ridurre il potenziale antigenico.

Oltre alla ridotta antigenicità, tali diete presentano numerose altre caratteristiche favorevoli, tra cui elevata digeribilità, ridotto contenuto lipidico in alcune formulazioni e utilizzo di ingredienti con potenziale attività immunomodulante.

La review riporta diversi studi con percentuali di remissione molto elevate nonché di ridotte recidive anche nel lungo termine.

Gli autori sottolineano inoltre come le diete idrolisate possano migliorare direttamente barriera intestinale, istopatologia mucosale e composizione del microbiota.

Diete novel protein
Le diete novel protein utilizzano fonti proteiche non precedentemente somministrate al paziente e vengono prodotte con procedure volte a minimizzare contaminazioni crociate.

La scelta della proteina richiede una revisione accurata dell'intera storia alimentare del paziente.

Secondo gli studi riportati, le percentuali di risposta clinica risultano elevate, con remissione osservata in oltre il 50% dei soggetti trattati.

La review sottolinea inoltre come il beneficio di queste diete possa derivare non soltanto dalla novità antigenica, ma anche da differenze nel contenuto di grassi, fibra, umidità e digeribilità.

Diete elementari
Le diete elementari forniscono aminoacidi singoli anziché peptidi o proteine integre. Il loro principale vantaggio teorico consiste nell'eliminazione quasi completa dell'antigenicità e nella massima facilità di assorbimento.

La review riporta uno studio in cui 16 cani su 23 con enteropatia cronica non controllata hanno mostrato miglioramento clinico con una dieta elementare.

Tuttavia, ad oggi, in Italia queste diete commerciali non risultano ancora disponibili.

Diete casalinghe
Le diete home-made possono essere formulate per ottenere caratteristiche nutrizionali estremamente specifiche, inclusi basso contenuto lipidico, elevata digeribilità o utilizzo di ingredienti mai utilizzati in precedenza.

Gli autori sottolineano tuttavia come tali diete debbano essere formulate esclusivamente con il supporto di un veterinario nutrizionista per garantire completezza e bilanciamento nutrizionale.

I possibili vantaggi comprendono maggiore digeribilità, assenza di additivi ed emulsificanti e possibilità di personalizzazione estrema.

Una volta trovata la dieta che ha indotto una remissione totale dei sintomi o quella più efficace per ridurre i segni clinici, il passo successivo diventa la gestione a lungo termine del paziente.

La review evidenzia come molti cani con enteropatia cronica possano mantenere remissione prolungata esclusivamente con la dieta.

In alcuni casi, soprattutto nei pazienti non affetti da reazione avversa al cibo, può essere possibile reintrodurre progressivamente la dieta originale senza ricomparsa dei segni clinici.

Nei soggetti con sospetta reazione avversa, la reintroduzione dell'antigene alimentare responsabile può provocare recidiva clinica entro pochi giorni o settimane, confermando la diagnosi.

Gli autori sottolineano inoltre che episodi di riacutizzazioni sintomatiche possono verificarsi anche nei pazienti ben controllati e non dovrebbero necessariamente determinare un immediato cambio di dieta.

Per questo motivo viene proposto il concetto di "therapeutic toolbox", ossia una serie di strumenti terapeutici domiciliari comprendenti fibre, adsorbenti intestinali, probiotici, antiemetici o antispastici, da utilizzare precocemente durante le riacutizzazioni.

In conclusione, la gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche richiede un approccio individualizzato, dinamico e multimodale.

La nutrizione non rappresenta soltanto un supporto terapeutico, ma un elemento centrale nella modulazione dell'infiammazione intestinale, del microbiota, della funzione barriera e dell'assorbimento dei nutrienti.

L'identificazione accurata del fenotipo clinico-nutrizionale del paziente, la scelta mirata della strategia dietetica, il monitoraggio strutturato della risposta e una stretta collaborazione con il proprietario costituiscono i pilastri fondamentali per ottimizzare gli outcome clinici.

La review evidenzia inoltre come non esista una singola dieta ideale per tutti i pazienti, ma piuttosto la necessità di un approccio progressivo e personalizzato, basato sulla risposta individuale del cane e sulla capacità del clinico di integrare anamnesi, segni clinici, stato nutrizionale e andamento nel tempo.

BIBLIOGRAFIA:
- A. Kathrani, K. Allenspach, D. Dito, J. Hernandez, S. Unterer, M. Vecchio, C. Webb and M.K.Tolbert. Dietary management of normoalbuminaemic canine chronic enteropathies. J Small Anim Pract. 2026 Jan 25. doi: 10.1111/jsap.70089


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