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Patologie

Gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche: approccio pratico e razionale clinico - Parte 1.


mercoledì 27 maggio 2026


Gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche: approccio pratico e razionale clinico - Parte 1

Le enteropatie croniche (CE, chronic enteropathies) del cane rappresentano un gruppo eterogeneo di disordini gastrointestinali caratterizzati da segni clinici persistenti o intermittenti della durata di almeno tre settimane, in assenza di cause metaboliche, infettive o neoplastiche identificabili

Negli ultimi anni, la classificazione tradizionale basata sulla risposta terapeutica - enteropatia responsiva alla dieta, agli immunosoppressori o al microbioma - ha mostrato importanti limiti clinici, poiché numerosi pazienti non rientrano stabilmente in una singola categoria e possono necessitare di differenti approcci terapeutici nel corso della malattia.

In questo contesto, la gestione nutrizionale rappresenta oggi il cardine terapeutico delle enteropatie croniche canine.

Circa il 50% dei cani affetti risponde alla sola terapia dietetica, e la probabilità di successo aumenta significativamente quando vengono effettuati trial dietetici multipli e sistematici. L'approccio nutrizionale non dovrebbe essere considerato esclusivamente uno strumento diagnostico per identificare una food-responsive enteropathy, ma una vera strategia terapeutica capace di modulare digestione, funzione barriera, microbiota intestinale, risposta immunitaria mucosale e assorbimento dei nutrienti.

Recentemente è stata pubblicata una review molto interessante sulla Gestione dietetica delle enteropatie croniche canine normoalbuminemiche.

La review sottolinea come il successo terapeutico dipenda soprattutto da una valutazione individualizzata del paziente e da una documentazione accurata delle risposte cliniche ai differenti interventi nutrizionali, piuttosto che dall'adesione rigida a protocolli standardizzati.

La remissione clinica può richiedere l'aggiustamento di molteplici parametri nutrizionali, poiché l'enteropatia responsiva agli alimenti include non solo reazioni avverse su base immunologica, ma anche disturbi legati alla tolleranza verso specifici nutrienti o alla digeribilità complessiva della razione.

L'approccio dietetico deve, perciò, essere un approccio razionale e sistematico.

Gli autori della review dividono questo approccio in quattro fasi principali.

FASE 1: SELEZIONARE LA DIETA

Per poter scegliere la dieta è fondamentale effettuare prima una serie di valutazioni basate sull''anamnesi alimentare, sui dati anagrafici, sui segni clinici e sulle preferenze del proprietario.

La gestione dietetica delle enteropatie croniche deve sempre iniziare con una raccolta estremamente dettagliata dell'anamnesi alimentare. È necessario documentare non soltanto la dieta principale attuale e pregressa, ma anche snack, premi, topper, masticativi, alimenti utilizzati per la somministrazione dei farmaci, integratori, preventivi appetibili, ossa e possibili accessi a cibo domestico.

La review evidenzia l'importanza di registrare i nomi commerciali specifici degli alimenti, poiché formulazioni apparentemente simili possono differire profondamente per composizione nutrizionale, fonti proteiche, contenuto lipidico, fibra totale e digeribilità.

La costruzione di una tabella cronologica delle diete precedentemente utilizzate e della relativa risposta clinica rappresenta uno strumento estremamente utile per identificare pattern di risposta e pianificare i trial successivi.

L'anamnesi deve inoltre valutare la relazione tra i segni clinici e specifiche attività quotidiane, come alimentazione, esercizio fisico o somministrazione di snack.

Devono essere identificate eventuali difficoltà pratiche che potrebbero compromettere la compliance, specialmente in nuclei familiari con più animali o più persone coinvolte nella gestione alimentare.

La valutazione clinica del paziente con CE non può prescindere da un esame obiettivo nutrizionale standardizzato. La review sottolinea come l'utilizzo combinato di sistemi di scoring sia essenziale per monitorare la progressione della malattia e l'efficacia della terapia.

- Body Condition Score (BCS): valuta le riserve adipose del paziente. È un indicatore fondamentale, ma può essere fuorviante se utilizzato come unico parametro.
- Muscle Condition Score (MCS): valuta la massa muscolare attraverso la palpazione di aree specifiche (cranio, scapole, colonna vertebrale e bacino).

È di fondamentale importanza notare che la perdita di massa muscolare (sarcopenia o cachessia associata a infiammazione) può precedere una variazione significativa del BCS, specialmente in pazienti che partono da una condizione di sovrappeso. Un calo del MCS indica uno stato catabolico o un malassorbimento proteico che richiede un intervento nutrizionale più aggressivo o specifico.

L'esame deve essere completato dalla ricerca di segni clinici di ipoproteinemia, come edema periferico o ascite, che suggeriscono una prognosi più riservata.

È inoltre fondamentale valutare lo stato di idratazione, la presenza di dolore addominale, ispessimenti intestinali, alterazioni cutanee e qualità del mantello.

Nei cani giovani, la concomitanza di segni dermatologici e diarrea del grosso intestino può aumentare il sospetto di enteropatia responsiva alla dieta.

Parallelamente all'esame clinico devono essere effettuati gli accertamenti diagnostici di base, inclusi esame fecale, emocromo, biochimico sierico, cTLI, folati, cobalamina, ecografia addominale ed eventuali ulteriori indagini mirate.

Identificazione del problema nutrizionale predominante.

Uno degli aspetti più interessanti della review riguarda l'identificazione dei principali fenotipi clinico-nutrizionali, che consentono di orientare la manipolazione dietetica.

Nei pazienti con malassorbimento, perdita di peso, cachessia, ipocolesterolemia, flatulenza o ipovitaminosi, può essere necessario modificare quantitativo e tipologia delle proteine, aumentare la digeribilità complessiva della dieta, modulare il contenuto lipidico e modificare frequenza e volume dei pasti.

Nei soggetti con sospetta intolleranza ai grassi, steatorrea, pancreatite, linfangectasia o dislipidemia, l'approccio si basa soprattutto sulla riduzione del contenuto lipidico e sull'utilizzo di fonti lipidiche maggiormente digeribili.

Quando sono presenti segni compatibili con adverse food reaction, soprattutto nei soggetti giovani con prurito e diarrea del grosso intestino, risulta prioritario modificare fonte o forma delle proteine.

Nei pazienti con diarrea del grosso intestino o diarrea responsiva agli antibiotici, la review evidenzia il ruolo centrale della fibra alimentare, con possibile incremento della quota totale di fibra e modulazione delle sue caratteristiche fermentative.

All'interno della review viene anche approfondito il ruolo dei singoli nutrienti presenti nella dieta e le possibili opzioni di dieta ma questo argomento lo approfondiremo nel prossimo articolo.

FASE 2: SCELTA DELLA DIETA E GESTIONE PRATICA DEL TRIAL DIETETICO

Una volta scelta la dieta da far utilizzare al paziente, è necessario effettuare una transizione graduale che gli autori della review suggeriscono sia da effettuare in 7-10 giorni, iniziando con una quota del 10-15% del nuovo alimento e aumentando progressivamente.

Nei pazienti che sviluppano peggioramento transitorio dei segni clinici, può essere utile rallentare ulteriormente la transizione.

In alcuni casi il miglioramento clinico si osserva con specifiche proporzioni tra vecchia e nuova dieta; qualora il quadro peggiori dopo completamento della transizione, può essere considerato il mantenimento della combinazione che aveva garantito la migliore risposta.

La somministrazione di piccoli pasti multipli durante la giornata può favorire digestione, svuotamento gastrico e assorbimento dei nutrienti, riducendo il sovraccarico intestinale.

Tuttavia, la frequenza ottimale deve essere individualizzata.

Durante il trial la dieta terapeutica dovrebbe essere somministrata in modo esclusivo.

Quando necessario, gli snack dovrebbero derivare dalla stessa dieta terapeutica o da formulazioni idrolisate dedicate.

Per i cani che raggiungono la remissione con la dieta terapeutica, gli snack possono essere introdotti dopo un periodo di 6-8 settimane di alimentazione esclusiva. Idealmente, i singoli ingredienti dovrebbero essere aggiunti uno alla volta per valutare la tolleranza.

La compliance del proprietario rappresenta uno degli aspetti più critici della gestione delle enteropatie croniche.

La review sottolinea l'importanza di spiegare chiaramente al proprietario il razionale del trial dietetico, il possibile approccio "trial and error" e le conseguenze di una scarsa aderenza terapeutica.

Risulta fondamentale fornire istruzioni dettagliate riguardo nome commerciale della dieta, quantità, frequenza dei pasti, durata del trial e gestione degli snack.

Anche la compliance del paziente deve essere considerata attentamente. Gli autori suggeriscono diverse strategie per migliorare l'accettazione della dieta, tra cui lieve riscaldamento dell'alimento, aggiunta di acqua e sincronizzazione dei pasti con i momenti di alimentazione familiare.

Quando necessario, possono essere impiegati farmaci antiemetici, analgesici o stimolanti dell'appetito.

FASE 3: MONITORAGGIO DELLA RISPOSTA TERAPEUTICA

La maggior parte dei cani mostra risposta clinica entro due settimane dall'inizio del trial dietetico.

Nonostante ciò, gli autori raccomandano di proseguire il trial esclusivo per almeno sei settimane nei responder, o fino a 12-13 settimane in presenza di segni dermatologici concomitanti.

In assenza di miglioramento dopo due settimane, può essere necessario cambiare strategia dietetica, avviare ulteriori indagini o introdurre terapia farmacologica.

La risposta al trial dietetico dovrebbe essere monitorata mediante indici clinici validati, come CCECAI o CIBDAI.

Il CCECAI include parametri quali attività, appetito, vomito, consistenza fecale, frequenza di defecazione, perdita di peso, albuminemia, presenza di edema o ascite e prurito.

Oltre agli score clinici, la review sottolinea l'importanza del monitoraggio di peso corporeo, BCS, MCS, qualità del mantello e qualità della vita.

Anche la percezione del proprietario e l'impatto della malattia sulla quotidianità familiare devono essere considerati parte integrante della valutazione clinica.

FASE 4: VALUTARE I RISULTATI E ADATTARE LA GESTIONE DI COSNEGUENZA

Al termine della fase di monitoraggio è fondamentale valutare la risposta del paziente al trial dietetico.

Gli autori dividono la risposta in tre categorie.

La prima è la remissione completa che viene definita come riduzione del 75-100% dell'indice di attività clinica associata a recupero di peso, miglioramento della massa muscolare e buona qualità della vita.

In questo caso il passo successivo è quello di proseguire con la dieta utilizzata come trial dietetico.

La seconda è una remissione parziale che corrisponde a una riduzione del 25-75% dell'attività clinica.

In questi casi, la review suggerisce di prolungare il trial dietetico e valutare eventuale supplementazione con fibre o probiotici.

L'ultima è l'assenza di remissione o il peggioramento clinico.

Quando ciò si verifica, il veterinario dovrebbe prendere in considerazione approcci alternativi.

Questi possono includere il tentativo di una diversa strategia dietetica, l'aggiunta di farmaci se le strategie dietetiche sono state esaurite o l'esecuzione di ulteriori indagini diagnostiche.

Nel prossimo articolo, come accennato in precedenza, approfondiremo il ruolo dei singoli nutrienti presenti nella dieta e le possibili opzioni di dieta trattati all'interno della review, nonché la gestione nel lungo termine per prevenire eventuali recidive.

BIBLIOGRAFIA:
- A. Kathrani, K. Allenspach, D. Dito, J. Hernandez, S. Unterer, M. Vecchio, C. Webb and M.K.Tolbert. Dietary management of normoalbuminaemic canine chronic enteropathies. J Small Anim Pract. 2026 Jan 25. doi: 10.1111/jsap.70089


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