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Nutrienti, Patologie, Terapia dietetica

Gestione delle patologie epatobiliari nel cane e nel gatto: un approccio clinico e nutrizionale ragionato.


mercoledì 31 dicembre 2025


Gestione delle patologie epatobiliari nel cane e nel gatto: un approccio clinico e nutrizionale ragionato

Le malattie epatobiliari rappresentano un gruppo eterogeneo di condizioni che colpiscono una delle strutture metaboliche più complesse dell'organismo.
Il fegato interviene nella sintesi proteica, nel metabolismo di lipidi e carboidrati, nella regolazione vitaminico-minerale, nella detossificazione e nella produzione di bile. Alterazioni anche parziali della massa funzionale epatica possono tradursi in conseguenze sistemiche importanti, rendendo la nutrizione una componente terapeutica fondamentale


Le epatopatie più frequentemente riscontrate nel cane e nel gatto includono:
- Epatiti acute e croniche di origine infettiva, tossica, immunomediata o idiopatica.
- Cholangiti e colangioepatiti, particolarmente comuni nel gatto, spesso in associazione a patologie pancreatiche e intestinali.
- Anomalie vascolari come shunt portosistemici congeniti o acquisiti, con conseguente bypass del flusso portale e sviluppo di encefalopatia.
- Malattie da accumulo, tra cui la lipidosi epatica felina e le epatopatie da deposito di rame.
- Processi neoplastici primari (epatocellulari, colangiocellulari) o metastatici.
- Disturbi del metabolismo energetico, come le malattie da accumulo di glicogeno.
- Lesioni da tossici o farmaci, spesso correlate a insulto ossidativo diretto.

La presentazione clinica varia in base alla patologia e alla gravità, e può includere letargia, anoressia, vomito, diarrea, poliuria/polidipsia, ittero, alterazioni neurologiche, ascite e perdita di peso.

La gestione nutrizionale ha l'obiettivo di stabilizzare il paziente, sostenere la rigenerazione epatica e minimizzare le complicanze metaboliche. Deve essere sempre individualizzata in base alla patologia sottostante e ai segni clinici presenti.

Non è sufficiente il semplice rialzo degli enzimi epatici per giustificare l'utilizzo di una dieta "Hepatic": la scelta alimentare deve perseguire obiettivi clinici chiari, tra cui mantenere un adeguato apporto energetico, preservare la massa muscolare evitando la progressione della sarcopenia, ridurre la produzione e l'assorbimento di cataboliti potenzialmente encefalopatici, supportare i processi di rigenerazione epatica e modulare infiammazione e stress ossidativo.

Il primo obiettivo è garantire un adeguato apporto energetico, riducendo il rischio di catabolismo muscolare e malnutrizione. Nei pazienti con anoressia o disoressia - condizione frequente negli animali con grave patologia epatica - l'incapacità di soddisfare il fabbisogno energetico aggrava la deplezione proteica e compromette la capacità rigenerativa del fegato.

In questi pazienti, è fondamentale assicurare almeno il fabbisogno energetico a riposo (RER = 70 x kg0,75), regolando successivamente l'introito calorico in base all'andamento ponderale e al BCS.

Nel gatto, questo aspetto è particolarmente critico per prevenire o trattare la lipidosi epatica, in cui la nutrizione assistita diventa spesso indispensabile.

La presenza di iperglucagonemia, insulino-resistenza e alterata glicogenesi può condurre a uno stato ipercatabolico simile a quello osservato nell'uomo affetto da cirrosi avanzata. Nonostante la ridotta funzionalità epatica, l'ipoglicemia da digiuno è relativamente rara grazie alla conservazione della gluconeogenesi e alla riduzione dell'ossidazione periferica del glucosio. Rimane però essenziale compensare il catabolismo attraverso un adeguato supporto calorico - e proteico quando possibile - per evitare ulteriore perdita di massa muscolare.

Proteine: quanto, quando e quali
La gestione delle proteine rappresenta uno degli aspetti più complessi e la restrizione proteica non è indicata nella maggior parte dei pazienti.

In assenza di encefalopatia epatica, l'obiettivo è fornire almeno il fabbisogno proteico minimo raccomandato, se necessario con un lieve incremento per compensare la ridotta attività sintetica epatica e prevenire la perdita muscolare.

L'NRC indica come dose minima raccomandata di proteine, per kg di peso metabolico dell'animale, 3,26 grammi nel cane adulto e 4,96 grammi nel gatto adulto.

FEDIAF, invece, come minimo raccomanda 4,95 gr di proteine per kg di peso metabolico nel cane e 6,25 gr, sempre per kg di peso metabolico, nel gatto.

Al contrario, nei pazienti con encefalopatia epatica, la modulazione delle proteine diventa un intervento terapeutico diretto.

L'obiettivo non è la riduzione drastica, ma l'identificazione della massima quota proteica tollerata senza esacerbazione dei segni neurologici.

Sono preferibili proteine vegetali, del latte o dell'uovo, per il minor contenuto in purine e la ridotta produzione di cataboliti azotati.

Pasti piccoli e frequenti aiutano a ridurre i picchi postprandiali di ammonio.

Un maggiore apporto di fibra solubile può limitare la fermentazione proteica e favorire la ritenzione di ammonio nel colon.

Lipidi e tollerabilità digestiva
La scelta della percentuale lipidica della dieta è un altro punto cardine nella gestione nutrizionale del paziente epatopatico e dipende principalmente dalla patologia sottostante.

Infatti, se da un lato, i grassi rappresentano una fonte calorica di grande utilità, soprattutto nei pazienti con appetito ridotto, dall'altro, in presenza di colestasi, mucocele della colecisti, ipertrigliceridemia o pancreatite, un eccesso di lipidi può peggiorare la sintomatologia.

Le diete per epatopatici contengono spesso una percentuale lipidica elevata, utile a migliorare l'apporto energetico in pazienti con anoressia, veicolare vitamine liposolubili spesso carenti e favorire la palatabilità ma la possibilità di utilizzarle deve essere calibrata sul quadro clinico e sulla tolleranza individuale.

In caso di colestasi, ad esempio, la riduzione della digeribilità dei grassi può indurre steatorrea.

Vitamine, minerali e antiossidanti
Le epatopatie possono generare deficit sia di vitamine idrosolubili sia liposolubili.

Quando si progetta un piano nutrizionale o si valuta un alimento commerciale per un paziente epatopatico, è importante considerare le funzioni e le possibili integrazioni di specifici micronutrienti. Di seguito vengono riportate le principali considerazioni pratiche, con i dosaggi suggeriti basati sulle evidenze disponibili e sull'esperienza clinica:
- Vitamina E: è un importante antiossidante e la sua integrazione è spesso raccomandata nei pazienti con patologie epatiche, in particolare se la patologia comporta un notevole stress ossidativo, come l'epatopatia associata al rame o l'epatite grave. Le dosi di integrazione di vitamina E in letteratura sono molto variabili e vanno da 10 UI/kg/die a 100-400 UI per cane una o due volte al giorno e da 30 a 50 UI/die nei gatti. La sua integrazione è generalmente sicura, anche se assunzioni molto elevate possono compromettere l'assorbimento di altre vitamine liposolubili.
- Vitamina C: nonostante non sia un nutriente essenziale nel cane e nel gatto e venga prodotta, in condizioni fisiologiche dal fegato, essa svolge un ruolo fondamentale come antiossidante e, per questa ragione, in alcuni pazienti epatopatici ne viene suggerita l'integrazione. L'integrazione di vitamina C in una dose di 25 mg per kg di peso corporeo nei cani è solitamente sicura, ma il suo utilizzo deve essere effettuato con particolare attenzione nei pazienti con uno stato acido-base anomalo o se il l'animale appartiene a una razza ad alto rischio o ha una storia di urolitiasi da ossalato di calcio, poiché la vitamina C può essere metabolizzata in acido ossalico.
- Vitamina K1: anch'essa non rientra tra le vitamine reputare essenziali nel cane e nel gatto poiché prodotta in quantità adeguata dai batteri intestinali. Tuttavia, la sua integrazione può essere indicata in caso di colestasi o disbiosi marcata.
- Vitamina D: la sua carenza è ben documentata nell'uomo con patologie epatiche, ma nei pets i dati sono scarsi. La supplementazione andrebbe considerata caso per caso ed effettuata con cautela, soprattutto considerato l'intervallo di sicurezza ristretto nei cani e il rischio elevato di ipervitaminosi.
- Vitamina A: essendo questa vitamina immagazzinata principalmente nelle cellule epatiche è probabile che in patologie epatiche gravi essa possa essere carente. Tuttavia, la vitamina A può essere epatotossica anche se assunta in quantità generalmente considerate sicure; pertanto, l'integrazione deve essere effettuata con cautela.
- Zinco: essenziale nei pazienti con epatopatie da accumulo di rame, grazie al suo ruolo nella modulazione dell'assorbimento intestinale di rame.
- SAMe: supporta la sintesi di glutatione e contribuisce alla protezione da stress ossidativo. Studi su cani e gatti con danno epatico indotto suggeriscono un effetto benefico sui marcatori del danno ossidativo e dell'infiammazione a una dose di 18-20 mg/kg/die, da sola o in combinazione con silibina.
- Silibina: L'estratto di cardo mariano contiene silimarina, la cui componente attiva è, appunto la silibina, potente flavonoide che agisce come antiossidante e ha diversi benefici epatoprotettivi, tra cui l'aumento del glutatione e l'inibizione del legame con le epatotossine. La silibina e la silimarina vengono spesso somministrate per via orale a dosaggi compresi tra 5 e 15 mg/kg/die. Le dosi possono arrivare fino a 50 mg/kg/die.

In conclusione, La gestione nutrizionale del paziente epatopatico richiede un approccio ragionato, calibrato sul quadro clinico, sulla diagnosi e sulla capacità individuale di tollerare i vari nutrienti. L'obiettivo è garantire il miglior supporto metabolico possibile, preservare la massa muscolare, ridurre la produzione di cataboliti potenzialmente encefalopatici e sostenere la capacità rigenerativa del fegato.

Poiché ogni epatopatia presenta esigenze nutrizionali specifiche, la formulazione del piano alimentare deve essere sempre personalizzata e l'eventuale scelta dell'alimento commerciale deve essere effettuata in base al singolo caso clinico, ricordando che non tutti i cani e i gatti affetti da malattie epatiche traggono beneficio da un cambiamento di dieta e non è sempre necessario fornire una dieta terapeutica veterinaria.

Nel prossimo articolo approfondiremo la gestione nutrizionale delle principali malattie epatiche, analizzando criteri dietetici, supplementazioni e strategie alimentari mirate per le singole condizioni cliniche.

BIBLIOGRAFIA:
- Jonathan Stockman. Nutritional Management of Hepatobiliary Diseases in Dogs and Cats. Vet Clin Small Anim 55 (2025) 579-593. https://doi.org/10.1016/j.cvsm.2025.03.007
- Delaney SJ & Fascetti AJ. Applied Veterinary Clinical Nutrition. Second edition. 2024 chapter 13


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