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Patologie, Terapia dietetica

Integrazioni funzionali in corso di neoplasia.


mercoledì 28 luglio 2021


Integrazioni funzionali in corso di neoplasia

In presenza di cachessia neoplastica oltre alle possibili scelte nutrizionali da fare nei pazienti oncologici è importante considerare anche quali le integrazioni funzionali possono essere utilizzate nei pazienti con neoplasie e quali sono i nutrienti su cui il nutrizionista dovrebbe porre attenzione quando prepara il piano nutrizionale

Negli articoli precedenti abbiamo parlato in maniera approfondita della cachessia neoplastica e delle possibili scelte nutrizionali da fare nei pazienti oncologici.

Tuttavia, per completare l'argomento è importante considerare anche un altro aspetto: le integrazioni funzionali che possono essere utilizzate nei pazienti con neoplasie e alcuni nutrienti su cui il nutrizionista dovrebbe porre attenzione quando prepara il piano nutrizionale.

Nell'articolo La dieta nei pazienti oncologici,  abbiamo parlato del quantitativo di proteine che viene consigliato nelle diete per pazienti oncologici, ma non abbiamo approfondito l'importanza del profilo amminoacidico.

Infatti, alcuni studi hanno documentato come un intervento sul contenuto degli amminoacidi nella dieta possa essere utile per ritardare la crescita tumorale in numerosi modelli animali.

La maggior parte di essi si sono concentrati sull'integrazione di arginina nella dieta di animali affetti da tumore.

I risultati mostrano come l'aumento di arginina nella dieta, in associazione ad un aumento di omega 3, migliori i segni clinici, la qualità di vita e il tempo di sopravvivenza nei cani trattati per neoplasie.

Tuttavia, non è chiaro se questi miglioramenti siano dovuti effettivamente all'arginina, indipendentemente dal contenuto degli omega 3, e non si è a conoscenza di quali siano i meccanismi con cui l'arginina possa apportare benefici. Ad oggi, le ipotesi più accreditate sono quelle che includono una sua azione nella modulazione del sistema immunitario e delle risposte neuroendocrine.

Anche il livello minimo efficace di arginina nel paziente neoplastico è sconosciuto ma, basandosi sugli studi effettuati in altre specie, si ritiene opportuno che la dieta dei soggetti oncologici contenga almeno il 2% di arginina su sostanza secca.

Sempre parlando di amminoacidi, un'altra integrazione che dovrebbe essere presa in considerazione è quella con amminoacidi a catena ramificata (isoleucina, leucina e valina).

Purtroppo, anche in questo caso, i vantaggi relativi al loro utilizzo si basano su studi effettuati in medicina umana e in animali da laboratorio.

La loro azione antiproteolitica durante la cachessia, esercitata attraverso l'aumento della massa magra, e il loro potenziale ruolo come anti-anoressici, sono stati dimostrati nell'uomo mentre, nei cani, gli unici studi presenti si sono concentrati nella valutazione dei loro effetti antiproliferativi in alcuni tipi di tumori come l'osteosarcoma e il carcinoma broncoalveolare.

Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per stabilire l'effettiva rilevanza che può avere un loro utilizzo nei pazienti oncologici veterinari.

I dati disponibili suggeriscono, nell'uomo, un'integrazione di 10-15 grammi di BCAA per ottenere un effetto anticachettico e anti-anoressico mentre negli studi effettuati sui roditori venivano utilizzate diete sperimentali contenenti fino al 5% su sostanza secca di amminoacidi ramificati.

Di conseguenza, sembra che la dose sicura e non tossica in medicina veterinaria possa essere approssimativamente di 100-200 mg/kg.

Andrebbe presa in considerazione l'integrazione con glutammina. Essa, per molti anni, è stata considerata un amminoacido non essenziale, ma studi più recenti hanno dimostrato che la sua sintesi e il suo accumulo potrebbero non essere più adeguati in determinate situazioni come le malattie critiche, i traumi, la sepsi e i tumori.

In particolar modo la sua concentrazione, nel plasma e nel muscolo scheletrico, risulta diminuita in animali affetti da neoplasia.

Inoltre, la sua integrazione potrebbe avere come scopo quello di modulare la risposta immunitaria del paziente nonché migliorare la funzionalità dell'apparato gastroenterico, tuttavia, essendo essa uno dei combustibili energetici preferiti dalle cellule a rapido ricambio, come linfociti e enterociti, potrebbe esserlo anche per le cellule maligne aumentando potenzialmente la rapidità di crescita del tumore.

Studi effettuati in medicina umana, tuttavia, hanno dimostrato che l'integrazione con questo amminoacido non aumenta il contenuto di DNA nei tumori, indicando che la glutammina integrata possa essere utilizzata principalmente dai tessuti non tumorali come i muscoli, i linfociti e la mucosa intestinale.

Anche per questo amminoacido i dosaggi da utilizzare, sono ad oggi sconosciuti, e i suoi potenziali benefici in medicina veterinaria sono ancora da dimostrare.

Come accennato in precedenza, l'integrazione di EPA e DHA in animali affetti da neoplasia ha portato a risultati promettenti ma, anche in questo caso, la maggior parte degli studi presenti sono stati effettuati in medicina umana e nei roditori.

La loro funzione viene espletata, sia attraverso un'azione anti-cachettica, sia attraverso un rallentamento della crescita tumorale, grazie alla loro capacità di diminuire il metabolismo dell'acido arachidonico attraverso la prevenzione della produzione promitogena di PGE2 nelle cellule neoplastiche.

Inoltre, nei pazienti neoplastici, soprattutto se sottoposti a radioterapia o chiemioterapia, sembra instaurarsi una condizione di infiammazione cronica in cui l'azione antinfiammatoria di EPA e DHA potrebbe risultare utile.

Ovviamente, andrebbero effettuati ulteriori studi per determinare in maniera precisa le dosi da utilizzare in cani e gatti affetti da neoplasia, anche in base al tipo di tumore, ma ad oggi i dati raccolti portano a suggerire diete contenenti almeno il 5% su sostanza secca di omega 3 con un rapporto omega6: omega 3 di 1:1.

Indicativamente, questo risultato potrebbe essere ottenuto integrando la dieta con almeno 150-200 mg di EPA+DHA per chilo di peso metabolico del paziente, ma ovviamente tanto dipende dal contenuto iniziale in omega 3 e omega 6 che ha la dieta fornita al paziente.

Gli antiossidanti sono un'altra delle integrazioni funzionali che devono essere prese in considerazione nei pazienti oncologici.

Il loro ruolo nel prevenire alcuni tipi di tumore è stato ampliamente dimostrato in medicina umana mentre, sul loro uso nei pazienti oncologici gli studi effettuati mostrano dati contrastanti tra loro.

Attualmente esistono due ipotesi opposte riguardo all'uso di antiossidanti per i soggetti affetti da tumore.

Un'ipotesi suggerisce che l'integrazione con alte dosi di un cocktail di antiossidanti alimentari possa migliorare l'efficacia della terapia, migliorando la funzione immunitaria, aumentando la risposta del tumore alle radiazioni o alla chemioterapia, diminuendo la tossicità per le cellule non tumorali e contribuendo a invertire i cambiamenti metabolici che contribuiscono alla cachessia.

L'altra, invece, suggerisce che gli antiossidanti nella dieta non dovrebbero essere usati perché possono proteggere le cellule tumorali dagli effetti della chemioterapia e della radioterapia. Entrambe queste terapie danneggiano e uccidono le cellule tumorali attraverso il danno ossidativo e la generazione di radicali liberi e, di conseguenza, l'azione degli antiossidanti potrebbe effettivamente ridurne l'effetto.

Nell'uomo, ad oggi, prevale questa seconda ipotesi e alla maggior parte dei pazienti affetti da tumore viene consigliato di evitare l'assunzione di alte dosi di qualsiasi antiossidante, soprattutto durante le terapie.

In alcuni casi viene, invece, consigliata l'assunzione di frutta e verdure contenenti molecole antiossidanti, evitando comunque quelli provenienti da integratori.

In medicina veterinaria mancano studi su questo argomento e proprio per questa ragione la maggior parte dei testi raccomanda di evitare l'uso di antiossidanti ad alte dosi anche nei cani e nei gatti.

Tuttavia, i livelli di vitamina E e di altri nutrienti ad azione antiossidanti dovrebbero sempre essere controllati e aggiustati in base al livello di acidi grassi polinsaturi che contiene la dieta poiché è risaputo che il fabbisogno di vitamina E aumenta con l'aumentare dei livelli di acidi grassi polinsaturi (sia omega 6 che omega 3) assunti dall'animale.

Tra i minerali ritenuti particolarmente importanti nei pazienti oncologici rientrano il selenio, lo zinco e il ferro anche se, ad oggi, non sono mai stati stabiliti i livelli ottimali di questi minerali, né per la prevenzione, né per il trattamento delle neoplasie nei cani e nei gatti.

Il selenio è stato, sicuramente, il minerale più studiato in relazione allo sviluppo del cancro. Gli studi effettuati hanno mostrato che questo minerale, nei roditori, inibisce la carcinogenesi del colon, della ghiandola mammaria e dello stomaco mentre, nell'uomo, livelli sierici di selenio più elevati sono stati associati ad una minor incidenza di carcinomi polmonari e prostatici.

Mancano invece prove certe sui possibili benefici che può apportare una sua integrazione in pazienti già affetti da neoplasie.

Anche per lo zinco, la maggior parte degli studi si sono concentrati sul ruolo preventivo nella carcinogenesi, sia nell'uomo che negli animali da laboratorio, mentre va ancora approfondito il suo possibile utilizzo come integratore funzionale in pazienti oncologici.

Discorso diverso e opposto va fatto, invece, per il ferro.

Infatti, nell'uomo i tumori al polmone, al colon, alla vescica e all'esofago sono stati correlati con un aumento delle concentrazioni sieriche di ferro.

Inoltre, studi effettuati sui roditori mostrano come i topi con bassi livelli di ferro sierico presentino una crescita tumorale più lenta rispetto a quelli con livelli normali di questo minerale.

BIBLIOGRAFIA:
- Adriana V. Bianco, Sarah Abood, Anthony Mutsaers, J. Paul Woods, Jason B. Coe, Adronie Verbrugghe. Unconventional diets and nutritional supplements are more common in dogs with cancer compared to healthy dogs: An online global survey of 345 dog owners. Vet Comp Oncol. 2020 Dec;18(4):706-717
- Delaney SJ & Fascetti AJ.  Applied Veterinary Clinical Nutrition, 2012, chapter 19
- MS Hand, CD Thatcher, RL Remillard, P Roudebush & BJ Novotny. Small Animal Clinical  Nutrition 5th edition. ed.  2010, chapter 30
- Pibot P, Biourge V, Elliott D, Enciclopedia della nutrizione clinica del cane, 2008.
- Roudebush P., Deborah J. Davenport D.J., Novotny B. J., The use of nutraceuticals in cancer therapy. Vet Clin Small Anim 34 (2004) 249–269


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