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Alimentazione, Nutrienti, Patologie

Dietetica clinica in corso di gastrite cronica.


mercoledì 18 marzo 2020


Dietetica clinica in corso di gastrite cronica

La gastrite è un reperto comune nel cane che colpisce il 35% dei soggetti con vomito cronico e dal 26% al 48% degli animali asintomatici. Nei gatti, invece, la sua prevalenza non è stata determinata. Essa si può definire cronica se perdura da almeno 1 o 2 settimane e la sua diagnosi si deve basare, non solo sulla sintomatologia, ma su un esame istologico delle biopsie gastriche che, oltre a diagnosticarla con certezza, ne permette anche una sotto-classificazione in base all'infiltrato cellulare principale (eosinofilico, linfocitico, granulomatoso, follicolare linfoide), all'eventuale presenza di anomalie strutturali (atrofia, ipertrofia, fibrosi, edema, ulcera, metaplasia) e alla sua gravità (lieve, moderata, grave). La più comune, nel cane e nel gatto, è la gastrite linfoplasmacellulare superficiale con concomitante iperplasia dei follicoli linfoidi

L'eziologia della gastrite spesso è sconosciuta, ma tra le possibili cause rientrano le patologie sistemiche (addison, malattie epatiche, insufficienza renale cronica), l'utilizzo di farmaci irritanti o ulcerogeni, l'ingestione di sostanze tossiche, la presenza di corpi estranei o la presenza di patologie infettive (parassitarie, batteriche o virali). In assenza di una delle cause nominate in precedenza, la gastrite spesso viene attribuita ad allergie o intolleranze alimentari (che giustificherebbero la presenza di infiltrati infiammatori nella mucosa gastrica) e può essere associata a un quadro di infiammazione gastrointestinale generalizzato.

Il principale sintomo clinico della gastrite cronica è il vomito di cibo o di bile, da non confondere con il rigurgito, a volte associato a perdita di peso e diminuzione dell'appetito. Se vi è la presenza concomitante di un'ulcera possono essere presenti anche melena o ematemesi.

La ricerca della causa sottostante è di fondamentale importanza al fine di improntare un trattamento medico (o chirurgico) corretto. La dieta, in questo caso, può fungere da supporto alla terapia. Nel caso in cui, invece, la gastrite cronica sia ad eziologia sconosciuta (come la maggior parte delle gastriti linfoplasmacellulari) la dieta è spesso il primo passo da mettere in atto per ridurre al minimo la sintomatologia.

La dieta dovrebbe avere come scopo quello di ridurre l'irritazione gastrica, limitare la secrezione acida, promuovere lo svuotamento gastrico e regolarizzare la motilità.

Inoltre, in caso di gastrite cronica idiopatica, o se si sospetta un'intolleranza/allergia alimentare, l'approccio dietetico dovrebbe basarsi su una dieta "ad esclusione", ossia con l'utilizzo di una fonte proteica e di una fonte di carboidrato che l'animale non ha mai assunto.

La fonte proteica ideale da utilizzare in animali con gastrite deve avere un'elevata digeribilità, un alto valore biologico e contenere grassi in ridotte quantità. Infatti, uno dei fattori chiave di un piano nutrizionale per patologie gastriche è la riduzione della percentuale di grassi in esso contenuta poiché i lipidi, stimolando il rilascio di colecistochinina, inducono un rallentamento dello svuotamento gastrico. In generale si consiglia di mantenere la percentuale di grassi su sostanza secca tra il 12 e il 15% nel cane e tra il 15 e il 25% nel gatto. Tuttavia, essi non vanno ridotti eccessivamente poiché, da un lato, aumentano l'appetibilità della razione e, dall'altro, aumentando la densità energetica della dieta, evitano che l'animale assuma pasti troppo voluminosi.

Proprio per evitare l'assunzione di un'eccessiva quantità di cibo tutto insieme, e di conseguenza un rallentamento della velocità di transito a livello gastrico, è importante suddividere la razione giornaliera in più pasti e poco voluminosi.

È bene evitare l'assunzione di cibi secchi e prediligere gli alimenti umidi/liquidi. Ad esempio, può essere utile far frullare gli alimenti con acqua, per ridurre l'osmolarità e rendere più morbido il pasto. Inoltre, è consigliabile servirlo ad una temperatura compresa tra i 20 e i 38 gradi.

Alcuni autori consigliano anche di evitare un'eccessiva assunzione di proteine poiché esse stimolano la secrezione di gastrina e di acido gastrico.

Un altro elemento "cardine" in corso di gastrite è l'utilizzo corretto delle fibre. Esse, infatti, sono fondamentali nella gestione della motilità gastro-enterica. In generale è consigliabile mantenere la percentuale di fibra totale al di sotto del 5% su sostanza secca e ridurre al minimo l'utilizzo di fibre solubili e fermentescibili. Queste ultime infatti rallentano la motilità e, attirando acqua, inducono un aumento del volume del contenuto gastroenterico.

Si ricorda, infine, che la persistenza di numerosi episodi di vomito può causare disidratazione e alterazioni elettrolitiche. È perciò importante tenere monitorati le concentrazioni sieriche di diversi elettroliti, ed in particolar modo, di sodio, potassio e cloro e, in base ai risultati ottenuti, variarne la quantità assunta con la dieta.

BIBLIOGRAFIA:
- Ettinger S.J. and Feldman E.C. Clinica medica veterinaria, sesta edizione. 2008. Sezione XIV: patologia gastrointestinale.
- MS Hand, CD Thatcher, RL Remillard, P Roudebush & BJ Novotny. Small Animal Clinical  Nutrition 5th edition. ed.   2010, chapter 52
- Pibot P, Biourge V, Elliott D, enciclopedia della nutrizione clinica del cane, 2007, capitolo 3


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