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Alimentazione, Nutrienti, Patologie

I fabbisogni nutrizionali del gatto anziano.


mercoledì 2 ottobre 2019


I fabbisogni nutrizionali del gatto anziano

In tutti i mammiferi, l'invecchiamento è associato a cambiamenti nelle condizioni del corpo, nella composizione corporea, nel fabbisogno energetico, nella riduzione della funzione degli organi e dello stato immunitario. L'alimentazione può svolgere un ruolo importante nel ritardare tali cambiamenti o nel prevenirne la progressione

Definire l'età esatta in cui un gatto può definirsi anziano è assai difficile, infatti, ogni singolo soggetto può iniziare a presentare i primi sintomi dell'invecchiamento ad età molto differenti. In generale intorno ai 7 anni di età incominciano ad evidenziarsi, a livello cellulare, i primi effetti legati all'invecchiamento ma un gatto, di solito, viene considerato anziano intorno ai 10-11 anni.

Tuttavia, queste linee guida non vanno prese semplicemente così come sono, ma vanno adattate al singolo soggetto in base al suo stato di salute, al suo stile di vita e alla possibile presenza di patologie concomitanti. Ad esempio, un gatto di 8 anni, affetto da patologia renale con uno stato nutrizionale scadente, sarà "fisiologicamente" più anziano di un gatto di 11 anni sano.

Il metodo migliore per capire se un animale sta diventando anziano, è osservare se in lui si stanno verificando alcuni cambiamenti ricollegabili ad un processo di invecchiamento come, per esempio, una riduzione dell'attività fisica, un progressivo declino della funzione cognitiva e sensoriale, una maggior letargia spesso associata ad un'alterazione del normale comportamento, o la comparsa di alcuni "campanelli d'allarme" che possono indicare la presenza di patologie frequenti in gatti anziani.

Dal punto di vista fisiologico, queste alterazioni, corrispondono ad un progressivo declino delle funzionalità degli organi, ad una riduzione dell'efficienza del sistema immunitario, ad una disidratazione progressiva del corpo, nonché ad una maggior esposizione dell'organismo all'azione dei ROS (reactive oxygen species) con conseguente stress ossidativo.

Lo scopo di una corretta alimentazione sarà quello di limitare "gli effetti collaterali" di questi processi e ridurre al minimo i fattori di rischio di alcune problematiche legate all'avanzare dell'età, come la perdita della massa magra, la riduzione della motilità del colon, le alterazioni della funzionalità cardiaca, epatica e renale, nonché la ridotta efficienza del sistema immunitario.

Il primo passo sarà quello di effettuare una visita clinica accurata, possibilmente associata ad esami che possano escludere la presenza di patologie (ad esempio a carico di reni, fegato e/o tiroide) e una valutazione dello stato nutrizionale del paziente (compreso il peso, il BCS, e l'MCS).

Tutti i consigli che riportiamo di seguito, non tengono in considerazione eventuali patologie di cui un animale anziano può essere affetto e per le quali diviene necessario preparare una dieta specifica in base alla sua patologia, ma sono indicazioni per animali "anziani e sani".

Se nel cane anziano è stato dimostrato che il fabbisogno energetico giornaliero diminuisce di circa il 20% rispetto a quello da adulto, nel gatto, ad oggi, le opinioni sono ancora contrastanti. Alcuni autori sostengono che anche nel gatto ci sia una riduzione del fabbisogno energetico mentre altri studi dimostrano che l'attività fisica e il rapporto massa grassa/massa magra nel gatto tendono a rimanere costanti per tutta la loro vita. Di conseguenza la riduzione dell'apporto calorico giornaliero in un gatto anziano dovrebbe essere effettuata solo in soggetti in sovrappeso o che, nell'ultimo periodo, hanno ridotto notevolmente la loro attività fisica.

Nonostante FEDIAF non fornisca indicazioni specifiche per gli animali anziani e indichi i minimi e i massimi dei nutrienti uguali a quelli per un animale adulto, è buona norma considerare che alcune modifiche alla dieta possono aiutare l'animale ad affrontare "al meglio" la sua anzianità.

Il fabbisogno proteico, ad esempio, in un gatto anziano sano è leggermente superiore rispetto a quello di un adulto, e un adeguato apporto proteico serve per evitare la perdita della massa magra, sostenere la sintesi proteica e il suo sistema immunitario. Di conseguenza, andrebbe assolutamente evitata una restrizione proteica in gatti anziani sani ma, purtroppo, nonostante numerosi studi lo dimostrino, alcuni gatti vengono alimentati con alimenti "renal" a ridotto contenuto proteico solo come forma preventiva. Alcuni autori consigliano, in un gatto anziano sano, di aumentare la quantità di proteine assunte addirittura del 25%, sia per aumentare l'appetibilità dell'alimento, sia per aiutare l'animale a mantenere il suo peso e la sua massa magra. Tuttavia, l'ideale è sempre quello di valutare il singolo soggetto e la dieta che ha assunto nella sua vita, evitando restrizioni inutili ma anche eccessi. Sicuramente, oltre alla quantità, è fondamentale scegliere proteine ad elevata digeribilità ed elevato valore biologico, soprattutto in un animale anziano.

La percentuale di grassi da inserire nella dieta di un gatto anziano può essere molto variabile e deve essere scelta in base al singolo soggetto. Se l'animale è in sovrappeso, situazione frequente in gatti adulti maturi, i livelli di grasso dovranno essere, da moderati a bassi, per ridurre il rischio di obesità e di alcune malattie associate ad essa, come il diabete mellito, l'ipertensione e le malattie cardiache. Tuttavia, quando l'animale diventa molto anziano, generalmente tende a perdere peso e massa muscolare, e in questa situazione avrà bisogno di un'alimentazione ad elevato contenuto energetico e, di conseguenza, anche la quantità di grassi nella dieta dovrà essere aumentata. L'intervallo raccomandato per il contenuto di grassi negli alimenti per gatti adulti maturi è compreso tra il 10% e il 25% di DM, a seconda del soggetto, cercando di mantenere la percentuale tra il 10% e il 18% per i gatti inattivi e inclini all'obesità e tra il 18% e il 25% nelle diete per gatti normali o sottopeso.

Quando si sceglie la fonte lipidica bisogna prediligere quelle ad elevato contenuto in acidi grassi essenziali (acido Linoleico, arachidonico e possibilmente anche linolenico, epa e dha), poiché questi aiutano a mantenere la normale condizione della cute e del pelo: con l'avanzare dell'età gli animali tendono a perdere l'elasticità della pelle, sviluppare atrofia epidermica e follicolare e hanno una ridotta secrezione di sebo.  Alcuni studi hanno messo in evidenza che, una corretta integrazione di acidi grassi omega 3 nelle diete per animali anziani, associata ad antiossidanti come la vitamina E, migliora lo stato di salute dell'animale e riduce l'incidenza di malattie.

Tra le fonti lipidiche da prediligere ci sono quelle di origine animale, poiché sembrano aumentare l'appetibilità della dieta. Infatti, uno studio ha evidenziato che tra gatti anziani, e adulti, non esiste una sostanziale differenza nel numero di pasti consumati, nella quantità di cibo consumata ad ogni pasto o nella durata di ogni pasto sia che vengano nutriti ad libitum o con una dieta di pari densità energetica, ma che, invece, la differenza la possa fare la scelta del grasso con cui viene arricchita l'alimentazione. Gli animali anziani a cui veniva aggiunto un grasso bovino tendevano ad apprezzare di più l'alimento rispetto a quelli a cui veniva proposta una dieta arricchita da olii vegetali come l'olio d'oliva o di girasole. Questo farebbe presupporre che ciò che fa maggiormente la differenza nell'alimentazione di un gatto anziano sia l'appetibilità dell'alimento. Inoltre, in alcuni casi, per facilitare la digeribilità, può essere utili inserire una parte di acidi grassi a media catena.

In linea generale la quantità di fibra presente nella dieta dovrebbe essere leggermente maggiore rispetto a quella per animali adulti. Infatti, da un lato, la fibra solubile fornisce nutrimento (acidi grassi volatili) per i colonciti in seguito alla sua fermentazione da parte dei batteri del colon, dall'altro, la fibra insolubile promuove la mobilità intestinale aiutando i gatti anziani con costipazione.  Quest'ultima è comune in gatti anziani a causa della riduzione dell'assunzione di acqua, della limitata attività fisica e della ridotta motilità del colon. Tuttavia, bisogna evitare anche gli eccessi poiché le fibre in elevata quantità riducono la digeribilità della dieta e diluiscono la densità calorica. Se in animali obesi si può arrivare ad una concentrazione di fibra compresa tra il 5 e il 15% su sostanza secca, in animali magri, o defedati, si consiglia di non superare il 5%.

Infine, quando si valuta la concentrazione di oligoelementi che deve contenere la dieta, è bene tenere in considerazione alcune peculiarità dei gatti anziani. Per prima cosa valutare il fosforo, il calcio e il loro rapporto.  Una lieve restrizione della concentrazione di fosforo negli alimenti per gatti anziani è consigliata da numerosi autori, poiché essa aiuterebbe a ridurre il carico di lavoro renale, la ritenzione di fosforo, il rischio di sviluppo di iperparatiroidismo renale secondario e la successiva mineralizzazione dei reni in gatti affetti da insufficienza renale cronica.  Non bisogna infatti dimenticare che la malattia renale cronica è tra le patologie più frequenti che colpiscono un gatto anziano e che alcuni studi hanno evidenziato come un'adeguata restrizione dietetica di fosforo, da un lato possa rallentare la progressione della malattia e dall'altro, addirittura, ridurne l'incidenza.  Una dieta per gatti anziani dovrebbe avere una concentrazione di fosforo che si attesta intorno allo 0,5-0,7 su sostanza secca, che deve essere ridotto fino allo 0,3% in animali con malattia renale conclamata. Di conseguenza anche la concentrazione di calcio deve essere controllata al fine di mantenere un rapporto calcio-fosforo compreso tra 1:1 e 1:5.

Un altro minerale che andrebbe controllato con attenzione è il sodio. Infatti, nei gatti anziani si ha una prevalenza di malattie croniche che si associano ad ipertensione (come patologie renali, ipertiroidismo o malattie cardiache) nelle quali è consigliato ridurre la quantità di sodio assunta con la dieta.  Pertanto, bisogna cercare di soddisfare i minimi nutrizionali richiesti evitando gli eccessi. Gli unici casi in cui può avere un senso mantenere i livelli di sodio leggermente più alti, sono i gatti soggetti a FLUTD, in cui il vantaggio di inserire il cloruro di sodio nella dieta, sarebbe quello di stimolare l'animale a bere, aumentando così, il suo introito giornaliero di acqua.

In realtà tutti i gatti anziani andrebbero stimolati ad assumere un'adeguata quantità di acqua, ma non aumentando il sodio nella dieta bensì stimolandoli a bere, ad esempio, con delle fontanelle apposite, oppure prediligendo delle diete con un'elevata umidità. Infatti, è risaputo che in un animale anziano si riduce la quantità totale di acqua presente nel suo corpo e nelle sue cellule predisponendolo alla disidratazione.

Infine, come già accennato in precedenza, numerosi autori suggeriscono l'integrazione della dieta con antiossidanti per combattere lo stress ossidativo a cui va incontro il corpo con l'avanzare dell'età.

BIBLIOGRAFIA:
- Carolyn J. Cupp, Clementine Jean-Philippe, Wendell W. Kerr, Gerardo Perez-Camargo.  Effect of Nutritional Interventions on Longevity of Senior Cats
- E. J. Taylor, C. Adams and R. Neville. Some nutritional aspects of ageing in dogs and cats. Proc Nutr Soc. 1995 Nov;54(3):645-56.
- Sarah E. Peachey and E. Jean Harper. Aging Does Not Influence Feeding Behavior in Cats. J. Nutr. 2002. 132: 1735S–1739S, 
- Wedekind KJ, Yu S, Kats L, Paetau-Robinson I,  Cowell CS. Feeding Mature Adult Cats: Middle Aged and Older In: Small Animal Clinical  Nutrition 5th. edition. (ed. MS Hand, CD Thatcher, RL Remillard, P Roudebush & BJ Novotny).  2010, Chapter 21 pp. 389-400.


Commenti all'articolo

Enio - 8 ottobre 2019 alle 21:38

Grazie come sempre per le informazioni preziose. Mi chiedo però dal punto di vista pratico sapendo che è il fosforo inorganico quello incriminato, come ovviare per evitare che il proprietario debba fare l'alchimista nel momento in cui deve usare un integratore. Tenendo conto che sarebbe importante inserire antiossidanti, omega tre, controllare potassio e sodio ecc...
Spesso vedo facce perplesse quando si arriva al punto di integrare correttamente la dieta di un cane o un gatto anziano.

Staff MyVetDiet - 9 ottobre 2019 alle 14:03

Essendo, appunto, il fosforo inorganico quello maggiormente incriminato, e non quello presente negli alimenti come carne o pesce, è fondamentale scegliere un integratore a basso contenuto in fosforo, come quelli fatti appositamente per gatti anziani. In alcuni casi, addirittura, può aver senso usare un integratore renal praticamente privo di fosforo inorganico, come, per esempio, quando con l'alimentazione casalinga si arriva a soddisfare il fabbisogno minimo di questo minerale suggerito per gli animali anziani. La cosa importante è che bisogna farlo controllando sempre che il rapporto calcio/fosforo venga mantenuto nei range corretti. Spesso con questi integratori si riesce anche a controllare il sodio e il potassio. Per le altre integrazioni sicuramente i proprietari restano perplessi, sia perché a volte farle assumere al gatto vuol dire fare la guerra, sia per i costi che essi comportano. L'unica cosa che a volte può servire per farne capire l'importanza è quella di paragonare i loro "animali anziani" ai nostri "umani anziani".

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