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EPA e DHA: i potenziali benefici in corso di patologia - I parte.


mercoledì 27 gennaio 2021


EPA e DHA: i potenziali benefici in corso di patologia - I parte

EPA e DHA sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena appartenenti alla famiglia degli omega 3. Il capostipite di questa classe di PUFA è rappresentato dall'acido alfa-linolenico (ALA) che, nell'organismo, grazie a processi enzimatici di desaturazione ed elongazione può essere trasformato in EPA e DHA. Tuttavia, nel cane e nel gatto, questa attività di conversione non risulta molto efficiente e il tasso di conversione dell'ALA in EPA e DHA in entrambe le specie è stato stimato intorno al 5-10%.

Il DHA è una componente essenziale delle membrane cellulari ed è particolarmente presente nei fosfolipidi della retina, dei sinaptosomi cerebrali e dei canali di membrana del sodio. Infatti, esso sembra giocare un ruolo particolarmente importante nello sviluppo e nella crescita del cervello, dell'apparato riproduttivo e del tessuto retinico.

L'EPA rappresenta un precursore degli eicosanoidi (come prostaglandine, trombossani, leucotrieni), un importante gruppo di molecole che regolano la risposta immunitaria durante i processi infiammatori, amplificandola o diminuendola a seconda degli eicosanoidi che vengono prodotti nell'organismo.

Esistono principalmente due tipi di eicosanoidi, quelli derivanti dall'acido arachidonico (un acido grasso polinsaturo omega 6) con azione pro-infiammatoria e proaggregante, e quelli prodotti a partire dall'acido gamma-linolenico (un omega 6) e dall'EPA, i quali hanno azione più antinfiammatoria e di antiaggregatori piastrinici. Le vie di sintesi di queste due categorie di eicosanoidi non sono indipendenti ma, anzi, esiste tra di loro una forma di competizione e il tipo e la quantità di eicosanoidi prodotti dipende anche dalla concentrazione dei loro precursori nelle membrane cellulari.

In medicina umana gli effetti benefici degli acidi grassi omega 3, e il loro possibile ruolo preventivo in corso di alcune patologie, è stato ampliamente studiato. In medicina veterinaria, invece, numerosi studi sono ancora in corso, soprattutto per ciò che riguarda le dosi da utilizzare e, ad oggi, non esistono linee guida chiare e direttive sul loro inserimento nelle diete per animali domestici, sia sani che affetti da patologie.

Le linee guida FEDIAF definiscono dei limiti minimi di EPA e DHA solo in animali in accrescimento e in riproduzione, mentre per gli animali adulti essi non vengono ancora considerati tra i nutrienti essenziali. Viene, però, specificato che la ragione di questa assenza risiede nel fatto che, nonostante gli effetti benefici degli omega 3 siano sempre più evidenti, le informazioni attuali sono insufficienti per raccomandare dei livelli specifici di questi acidi grassi.

Anche NRC non indica dei requisiti minimi obbligatori di EPA e DHA che devono contenere gli alimenti per il cane e per il gatto, tuttavia, offre delle raccomandazioni sugli apporti ideali da fornire anche in cani e gatti adulti e, inoltre, fornisce un limite superiore di sicurezza per il cane.

Il quantitativo consigliato è di 30 mg per kg di peso metabolico (kg di peso vivo0,75) mentre come limite massimo indica di non superare i 370 mg sempre per kg di peso metabolico. Infatti, oltre ai possibili effetti benefici, esistono anche dei possibili effetti collaterali associati ad un uso errato di omega 3, come un'alterata funzione piastrinica, disturbi gastrointestinali, l'induzione di perossidazione lipidica e disfunzioni del sistema immunitario. In particolar modo quando se ne decide l'utilizzo non bisogna solo considerare la quantità fornita all'animale, ma anche il rapporto omega 6/omega 3 che contiene la dieta.

Alcune ricerche hanno dimostrato che, nella dieta di cani e gatti, un rapporto ottimale tra acidi grassi omega 6 e omega 3 (intorno a 6 a 1) può addirittura ridurre l'incidenza di alcune patologie tra cui alcuni tumori e la morte cardiaca improvvisa. Tuttavia, questo rapporto può essere modificato e ridotto in corso di alcune patologie, cercando comunque di evitare che la quantità di omega 3 assunti superi quella di omega 6. Ad esempio, il rapporto omega 6/omega 3 consigliato in corso di insufficienza renale o di diabete si attesta intorno a 2:1.

Inoltre, quando una dieta è particolarmente ricca di omega 3 è importante associare anche un'integrazione di vitamina E: NRC suggerisce di aumentare di 3-4 volte il suo quantitativo presente nel cibo.

Ad oggi, gli acidi grassi omega 3 vengono consigliati ed utilizzati come supplemento nel trattamento di numerose patologie degli animali domestici tra cui l'insufficienza cardiaca, la malattia renale cronica, l'artrosi, le patologie dermatologiche come l'atopia, le malattie gastrointestinali, il diabete mellito, l'obesità, l'ipertensione, iperlipidemia e alcune neoplasie.

Qui di seguito parleremo dell'azione degli effetti benefici di EPA e DHA in corso di malattia cardiaca, mentre nel prossimo articolo tratteremo le altre patologie nominate in precedenza.

OMEGA 3 E SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO
EPA e DHA possono avere un effetto benefico sul sistema cardiocircolatorio, sia come forma di prevenzione che come adiuvante in corso di patologie conclamate.

Numerosi studi hanno dimostrato che l'utilizzo di acidi grassi omega 3 può prevenire lo sviluppo di malattie cardiache attraverso diversi meccanismi, come la prevenzione delle aritmie, la produzione di prostaglandine e leucotrieni con proprietà antinfiammatorie, l'inibizione della sintesi di citochine nonché per la loro azione antitrombotica. Inoltre, in due studi, Billman ha dimostrato che i PUFA omega 3 possono prevenire anche nei cani la morte cardiaca improvvisa.

È stato anche dimostrato l'effetto benefico di EPA e DHA in corso di insufficienza cardiaca cronica.

Questa sindrome, soprattutto negli stadi più avanzati, è caratterizzata da uno stato "infiammatorio cronico" con liberazione di un elevata quantità di sostanze pro-infiammatorie (come TNF alfa e IL 1,2,6,8) che sembrano avere un importante ruolo nell'alterazione del muscolo cardiaco e nella comparsa della cosiddetta cachessia cardiogena.

L'utilizzo di omega 3 ha come principale scopo proprio quello di ridurre la formazione di citochine pro-infiammatorie a favore di eicosanoidi con attività opposta. Inoltre, l'apporto alimentare di EPA e DHA determina una diversa composizione delle membrane cellulari e dei mitocondri, anche dei cardiomiociti, favorendone la stabilizzazione e influenzando in modo positivo i sistemi di trasduzione dei segnali.

Gli studi effettuati fino ad ora, tuttavia, non offrono indicazioni precise riguardo a quale sia lo stadio di questa patologia in cui è indicato iniziare l'integrazione con gli acidi grassi. 

Anche sui dosaggi non esiste una standardizzazione vera e propria.

In cardiologia, ad oggi, vengono indicati due possibili protocolli, applicabili sia al cane che al gatto, derivanti da studi effettuati sui cane: Il primo utilizza come dosaggio 25 mg di EPA + 18 mg di DHA per kg di peso vivo dell'animale, mentre il secondo 40 mg di EPA e 25 mg di DHA, sempre per kg di peso.

In entrambi gli studi, nonostante le dosi usate fossero differenti, sono stati evidenziati benefici significativi sull'animale, ma ancora adesso non è chiaro se queste siano le dosi ottimale per tutti gli animali, e per tutti gli stadi della malattia cardiaca.

Gli studi effettuati fino ad ora sembrano mostrare che l'effetto benefico di EPA e DHA in corso di patologie cardiache non venga influenzato dal rapporto omega 6-omega 3 della dieta, ma dalla dose totale di EPA e DHA inserita all'interno della razione.

BIBLIOGRAFIA
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