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Alimentazione, Nutrienti, Patologie

Acidi grassi: cosa sono e a cosa servono.


mercoledì 13 marzo 2019


Acidi grassi: cosa sono e a cosa servono

I lipidi sono macronutrienti che rivestono un ruolo fondamentale nell'alimentazione, poiché oltre ad apportare un elevata quantità di energia, favoriscono l'assorbimento delle vitamine liposolubili e forniscono acidi grassi essenziali per l'organismo

Gli acidi grassi sono acidi monocarbossilici alifatici che differiscono fra loro per numero di atomi di carbonio e per la presenza o meno di doppi legami. In natura i lipidi sono costituiti prevalentemente da acidi grassi con un numero pari di atomi di carbonio, che vengono definiti a corta catena, se presentano un numero di atomi di carbonio compreso tra 2 e 6, a media catena, se costituiti da un numero di atomi di carbonio variabile tra 8 e 12 e, a lunga catena, se presentano un numero di atomi di carbonio tra 14 e 24.

Essi si differenziano anche per il modo in cui vengono digeriti, infatti, se gli acidi grassi che si liberano nell'intestino per idrolisi dei lipidi alimentari sono a media e corta catena, essi attraversano intatti le cellule intestinali e vengono riversati direttamente nel circolo portale mentre, se sono a lunga catena, vengono trasformati, all'interno delle cellule della mucosa intestinale, in chilomicroni e riversati nei dotti linfatici.  In linea generale minore è la lunghezza del trigliceride e maggiore è la facilità nella sua digestione.

Nell'organismo gli acidi grassi rivestono numerose funzioni di vitale importanza: sono parte integrante delle strutture lipoproteiche delle membrane cellulari, hanno un ruolo fondamentale nella regolazione dei processi metabolici e sono precursori dei mediatori dell'infiammazione raggruppati sotto il termine generico di eicosanoidi e rappresentati dai trombossani, dalle prostaglandine e dai leucotrieni.

Un ulteriore classificazione divide gli acidi grassi in saturi ed insaturi. Gli acidi grassi saturi non presentano doppi legami, mentre gli insaturi posso essere monoinsaturi, se presentano un unico doppio legame, oppure polinsaturi se hanno due o più doppi legami tra gli atomi di carbonio.

Gli acidi grassi insaturi vengono ulteriormente classificati in base alla posizione del primo doppio legame, rispetto al terminale metilico, in omega 3 (di cui il capostipite è l'acido linolenico), omega 6 (capostipite l'acido linoleico) o omega 9 (capostipite acido oleico).

Le famiglie degli acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6 vengono definiti acidi grassi essenziali poiché i mammiferi non sono in grado di sintetizzarli ex novo, ossia non sono in grado di formare l'acido linoleico e l'acido linolenico a partire da acidi grassi saturi o monoinsaturi. Tuttavia, possono allungare e desaturare questi acidi grassi trasformandoli in altri acidi grassi polinsaturi. In particolar modo l'acido linolenico può essere trasformato in EPA e DHA e l'acido linoleico in acido arachidonico. Il gatto, presentando un'attività dell'enzima delta6- desaturasi quasi assente, non riesce ad effettuare quest'ultima conversione, infatti in questa specie FEDIAF indica una quantità minima di acido arachidonico che l'animale deve assumere con l'alimentazione in tutte le fasi della sua vita.

La velocità e la capacità di desaturazione e allungamento degli acidi grassi polinsaturi dipende soprattutto dalla specie animale, in generale il cane e il gatto non hanno una grande attività di conversione neanche dell'acido alfa-linolenico in EPA e DHA, infatti in queste specie il tasso di conversione viene stimato intorno al 10% circa.

Gli acidi grassi reputati essenziali nel cane e nel gatto comprendono l'acido linoleico (18:2n-6) e l'acido arachidonico (20:4 n-6), appartenenti alla famiglia degli omega 6, l'acido alfa-linolenico (18:3n-3), l'EPA (20:5n-3) e il DHA (22:6n-3) appartenenti alla famiglia degli omega 3.

FEDIAF, a seconda della fase di vita e dello stato fisiologico in cui si trova il soggetto, fissa dei livelli minimi che l'animale deve assumere giornalmente. Sia nel cane che nel gatto in accrescimento, in gestazione o in allattamento, fissa dei valori di riferimento per tutti gli acidi grassi nominati in precedenza, sottolineando il ruolo chiave del DHA e dell'acido arachidonico nello sviluppo neuronale e della retina. Per gli adulti, invece, indica dei valori minimi solo per gli omega 6. In particolare, nel cane, indica un minimo da rispettare soltanto per l'acido linoleico (omega 6) poiché questo potrà poi essere convertito negli altri acidi grassi attraverso l'azione enzimatica delle desaturasi e delle elongasi presenti in questa specie. Nel gatto adulto, invece, vista la sua incapacità di trasformare l'acido linoleico in acido arachidonico, fissa dei minimi essenziali anche per quest'ultimo acido grasso. Per gli omega 3, negli adulti, FEDIAF sottolinea che per ora non ci sono dati sufficienti per raccomandare dei livelli specifici, ma che sempre più studi scientifici mettono in evidenza gli effetti benefici degli acidi grassi appartenenti a questa famiglia, sia in animali sani che patologici.

I principali sintomi di una carenza di acidi grassi essenziali comprendono pelle squamosa, scarsa qualità del mantello, lesioni cutanee, alopecia, alterazioni delle funzioni riproduttive, fragilità dei globuli rossi nonché, nel cucciolo, un ritardo nello sviluppo e nella crescita.

Tra i diversi ruoli che svolgono gli acidi grassi nell'organismo quello maggiormente studiato riguarda il loro ruolo nei processi infiammatori. Alcuni omega 3 e omega 6 rappresentano i precursori degli eicosanoidi, ossia un importante gruppo di molecole che agiscono aumentando o diminuendo la risposta immunitaria durante i processi infiammatori. In particolar modo l'acido arachidonico (omega 6) rappresenta il precursore di trombossani, prostaglandine e leucotrieni con azione prevalentemente "proinfiammatoria" mentre quelli prodotti a partire da EPA e DHA (omega 3) hanno un'azione più "antinfiammatoria". Inoltre, le vie metaboliche che portano alla formazione di acido arachidonico, a partire dall'acido linoleico, e di EPA e DHA, a partire dall'acido alfa-linolenico, utilizzano gli stessi enzimi (D5 e D6 desaturasi) creando una sorta di "competizione" tra queste due vie e, proprio per questa ragione, è importante, non solo il quantitativo di omega 3 e omega 6 che un animale assume, ma anche il rapporto omega 6:omega 3 presente nella dieta. Nelle diete per animali sani il rapporto ideale dovrebbe essere compreso tra 6:1 e 3:1.

Gli studi scientifici si sono concentrati maggiormente sul possibile ruolo terapeutico, e antinfiammatorio, di EPA e DHA in corso di diverse patologie. In un articolo del 2011 Bauer riassume i benefici degli omega 3, fornendo indicazioni sui diversi dosaggi di EPA e DHA che potrebbero avere un ruolo terapeutico nei cani e nei gatti a seconda delle diverse patologie.

Di seguito riportiamo un breve riassunto dei dosaggi indicati in questo report:

PATOLOGIA
Mg/die di EPA+ DHA

Atopia e IBD
125 x kg di peso metabolico (dell'animale)*

Osteoartrite
310 x kg di peso metabolico (dell'animale)*

Patologie renali croniche
140 x kg di peso metabolico (dell'animale)*

Iperlipidemia idiopatica
120 kg di peso metabolico (dell'animale)*

Patologie cardiovascolari
115 x kg di peso metabolico (dell'animale)*

Dose massima indicata da NRC
370 x kg di peso metabolico (dell'animale)*



*si ricorda che il peso metabolico di un animale corrisponde al peso vivo dell'animale elevato alla 0,75.

Tuttavia, è bene sottolineare che questa tabella rappresenta solo un'indicazione, poiché sono ancora in corso numerosi studi sugli omega 3, sul loro dosaggio a fine terapeutico e sui loro possibili effetti collaterali. Proprio su questi ultimi Lenox e Bauer hanno pubblicato un articolo che mette in evidenza i potenziali rischi degli omega 3 non solo in base al dosaggio assunto, ma anche al rapporto omega 6:omega 3 presente nella dieta.

BIBLIOGRAFIA:
- Bauer, JE. Therapeutic use of fish oils in companion animals. JAVMA. 2011;239(11):1441
- Delaney SJ & Fascetti AJ. Applied Veterinary Clinical Nutrition.  (ed.  Fascetti AJ and Delaney SJ. ). 2012
- Fediaf nutritional guidelines 2018
- Lenox CE. & Bauer JE J. Potential adverse effects of Omega 3-fatty acids in Dogs and Cats . Vet Intern Med 2013; 27 (2): 217-226.
- Small Animal Clinical  Nutrition 5th edition. (ed. MS Hand, CD Thatcher, RL Remillard, P Roudebush & BJ Novotny).   2010 pp 96-100


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